Armi in fiera Hit Show: cari moralisti, il pupo è mio e lo educo io

Continua la polemica catto-pacifista sul caso di Hit Show a Vicenza. Con buone ragioni. Ma senza aver ragione

I bambini che giocano con le armi vere in una fiera? Che orrore. Diseducativo, immorale, guerrafondaio. Non si placa lo scontro sulla riapertura di Hit Show 2017, in Fiera di Vicenza dall’11 al 13 febbraio scorso: dopo la rivolta di ben 26 associazioni pacifiste e cattoliche, l’intervento del settimanale Famiglia Cristiana, l’ennesimo anatema del clero locale, l’interessamento del M5S, sembrava che la polemica si fosse diradata. E invece torna sul caso la rivista diocesana La Voce dei Berici, con un altro autorevole fondo del direttore Lauro Paoletto (in foto) di questa settimana.

Leggiamo: «una fiera delle armi da caccia, del tiro sportivo e della difesa personale non è uguale alla fiera del turismo sostenibile o della creatività. L’educazione delle giovani generazioni ci riguarda tutti e non può certo essere considerata unico appannaggio e responsabilità di mamma e papà». S’impone immancabile «una riflessione», naturalmente, ci mancherebbe, «seria, pacata e responsabile», che «interpella certo l’ente Fiera che recentemente alla Fiera dell’Oro ha dato un grande esempio di attenzione alle questioni etiche, ma che chiama in campo anche il Comune di Vicenza e tutti i soggetti che hanno (o devono avere) a cuore la prospettiva educativa». Obiettivo: «arrivare a un Codice di responsabilità sociale condiviso da tutti sul controllo delle armi per la prossima edizione di Hit Show bisogna muoversi ora».

A parte l’inesattezza che la Fiera non è un ente ma una società per azioni ormai dal lontano 2007, cerchiamo di riflettere, come ci invita a fare il buon Paoletto. Le ragioni di chi si indigna perchè, per il terzo anno consecutivo, Hitshow è l’unica kermesse europea a far entrare i minori di 14 anni, sono senz’altro ragioni non solo legittime, ma anche rispettabilissime, e in parte condivisibili. Maneggiare armi non dovrebbe essere una pratica da diffondere a cuor leggero, vista la grave responsabilità che ha colui che le porta e le usa. Il traffico delle armi è un business tra le cause squallidamente economiche – e perciò in sè nient’affatto ideali o politiche – delle guerre. La Fiera di Vicenza, benchè da pochi mesi fusasi con quella di Rimini, pur essendo un’impresa di diritto privato resta sempre di proprietà pubblica (del Comune e della Provincia vicentine in primis). E queste istituzioni sono votate, persino per statuto, alla cosiddetta “cultura della pace”. In più, come ricordava l’ottimo Paoletto, all’ultima esposizione orafa il vicepresidente Matteo Marzotto ha fatto una testa così a tutti con la “responsabilità etica e sociale”. E cosa c’è di più etico, secondo il punto di vista pacifista e cattolico, di scoraggiare l’uso della violenza armata, comunque finalizzata?

Il fatto è che non esiste solo il punto di vista cattolico o pacifista (che può essere anche laico). Il punto di vista di un minorenne non lo decide a priori il Comune o la Provincia, e quindi nemmeno una Fiera controllata pubblica. Nè tanto meno lo stabiliscono, con tutto il rispetto, Pax Christi, la Pia Unione Ancilla Domini o il monsignore di turno. Ad avere il diritto-dovere di educare i figli sono solo e soltanto i genitori. Punto e fine. Loro, e unicamente loro, hanno la responsabilità di insegnare cosa è giusto e cosa è sbagliato al proprio pupetto. Secondo l’apodittico filosofo Paoletto, invece, un padre e una madre avrebbero bisogno di una supervisione morale dall’alto, perchè il futuro dei pargoli «riguarda tutti». Sic. Tutti? Tutti chi? Cos’è, collettivismo pedagogico? Stato etico mascherato da “missione per conto di Dio”? La formazione della prole appartiene forse a una non ben precisata etica pubblica, di cui per altro Paoletto (e gli altri altruisti non richiesti) sarebbero, non si sa bene perchè, i detentori e guardiani? Finchè ci piace la democrazia liberale, di pubblico c’è solo la legge, e semmai l’eticissima Fiera berica andava ripresa (lo abbiamo fatto qui) per l’incoerente ospitalità di VicenzaOro all’azienda di un gruppo denunciato per possibili reati molto gravi. Reati, non peccati o colpe morali.

Il comico Balasso se la prende così coi cacciatori, contenti di mostrare ai figlioletti l’ultimo fucile all’avanguardia: «e poi rompono il cazzo a quelli che si fanno le canne», dice. Ma infatti la questione è che non si dovrebbe romperlo a nessuno, neanche sul semi-equivalente dell’alcol. Ognuno è responsabile di se stesso, e un genitore del figlio. Questo, è quello che che non entra nel cranio dei moralisti di ogni razza e di ogni risma.

(ph: vicenza.chiesacattolica.it)