Corte dei Conti, record d’indagini: «corruzione pervasiva»

Si è passati dai 33 milioni di euro del 2014 ai quasi 121 nel 2016: praticamente quadruplicato, in un triennio, il danno erariale segnalato dalle Fiamme gialle venete ai pm della Corte dei Conti di Venezia. Con la sola indagine sulle sovrafatturazioni dei sassi per il Mose che pesa per oltre 60 milioni sul dato del 2016. Lo scrive a pagina 11 del Mattino di oggi Rubina Bon, riportando i dati presentati all’inaugurazione dell’anno giudiziario della magistratura contabile a Palazzo Camerlenghi a Rialto.

«La corruzione resta pervasiva, tra malaffare e illegalità», ha detto il presidente veneto della Corte dei Conti, Guido Carlino, secondo quanto riportato a pagina 9 del Corriere del Veneto di oggi da Alberto Zorzi. Carlino ha riconosciuto anche che «la pubblica amministrazione, nella stragrande maggioranza, è composta da amministratori e dipendenti onesti e fedeli – si legge sul Mattino – che nella quotidianità svolgono in silenzio, con impegno e sacrificio, il loro lavoro, consapevoli del valore fondante della legalità».

Carlino ha poi denunciato la «dotazione inadeguata» per quanto riguarda il personale, con il 67% dei posti scoperti. Un punto ripreso in vari interventi, come quello del vicepresidente dell’associazione magistrati della Corte dei Conti, Alessandro Benigni, che ha osservato: «uno Stato consapevole deve rafforzare la sua magistratura». Nonostante il personale ridotto all’osso, comunque, la Corte dei Conti veneta ha registrato nel 2016 un’attività intensa, con 220 sentenze e senza che si formassero cumuli di pendenze. Risultano recuperati tramite l’esecuzione di sentenze di condanna definitive circa 4 milioni e mezzo di euro, mentre altri 17 milioni o poco più arrivano dalle “riparazioni spontanee” dei presunti responsabili.

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