Fotografa il Veneto volando: «che bella la mia terra. Ma quanto cemento»

Stefano Maruzzo ha fuso le sue due passioni, fotografia e volo, in un professione. Tra venti sfavorevoli e rischio d’ipotermia «un’esperienza senza paragoni»

Stefano Maruzzo, un 51enne nato a Vicenza e cresciuto in un paesino dei Colli Berici che è riuscito a trasformare le sue due passioni, fotografia e volo, in una professione. Con una particolarità: dal connubio delle due vocazioni nascono degli scatti da angolature insolite. Ovvero dall’alto.

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Da dove nasce la sua passione?
Pratico fin da giovanissimo alpinismo, scialpinismo, e arrampicata sportiva, ma il mio sogno è sempre stato quello di volare sopra le montagne. A circa vent’anni conseguo il brevetto di pilota di volo libero in deltaplano, e il passaggio alla fotografia aerea diventa quasi automatico. Siamo ancora negli anni ‘80/90, le macchine fotografiche sono analogiche (a rullino), il deltaplano è un mezzo impegnativo, si vola distesi, la macchina è fissata sul mezzo, si va dove porta il vento e ti devi accontentare di quello che viene. Più avanti negli anni viene inventato il parapendio che è un mezzo decisamente più versatile. Ma la svolta è quando viene dotato di motore: il mezzo diventa autostabile, voli a qualsiasi ora e decidi dove andare. Si vola seduti, puoi mettere la macchina al collo, e lasciando i comandi per qualche secondo puoi permetterti di fare l’inquadratura perfetta e scattare. Una vera rivoluzione, il massimo per un fotografo! Uso una macchina reflex full frame ad alta definizione e obiettivi super luminosi a focale fissa. Dove non posso volare con il parapendio, uso i droni se necessario, ma preferisco in ogni caso essere io stesso dietro il mirino del corpo macchina, questa per me è fotografia, il resto è solo una normale e fredda scansione.

Corre dei rischi?
Ovviamente; decollo e atteraggio sono due momenti molto delicati, il decollo soprattutto. Per decollare bisogna correre con un mezzo sulle spalle che a serbatoio pieno supera i trentacinque chili. Inoltre quando devi volare in montagna, magari d’inverno, la vestizione pesante crea un ulteriore impaccio. Molto importante è avere il vento sempre frontale per facilitare il decollo, ma non sono cose che puoi decidere. La mia attività di fotografo mi porta spesso a decollare all’alba per sfruttare al meglio la luce, ma spesso coincide con situazioni di aria sfavorevoli, con conseguenze a volte comiche a volte…un po’ meno. Ogni pilota comunque, oltre al brevetto di volo con conseguente preparazione meteo, è tenuto ad aggiornarsi costantemente. Ciò non toglie che una volta in volo, essendo il parapendio un mezzo lento e privo di struttura rigida, correnti d’aria inaspettate ti facciano qualche brutta sorpresa. Diventi sostanzialmente una foglia in balia degli elementi.

Quanto dura una sessione di “volo fotografico”?
La durata di un volo va da pochi minuti a qualche ora, anche se per me è mediamente di un’ora, un’ora e mezza al massimo. D’inverno o in alta montagna con temperature proibitive difficilmente si supera l’ora, atterrando talvolta in ipotermia.

Qual’è la bellezza veneta che più l’ha colpita?
Difficile fare una classifica. Da amante della montagna mi verrebbe spontaneo dire le Dolomiti, volare li è estremamente eccitante, ma il Veneto ha una realtà paesaggistica incredibilmente straordinaria e mutevole. Dalle montagne aspre e selvagge, ai colli più dolci e mansueti, sempre e comunque ricchi di fascino. Poi la pedemontana, i laghi, la laguna, non c’è luogo nel Veneto che non mi abbia toccato profondamente. Per non parlare dell’architettura del rinascimento. Negli ultimi anni ho volato in lungo e largo per le province venete, per alcune campagne fotografiche sulle ville venete, approfondendo e scoprendo così la grande realtà che è stata questa civiltà, che non ha avuto eguali al mondo. Con la conseguenza che più volo e più vedo, e più amo questo territorio. Certamente, lo spettacolo che si ha volando in parapendio crea sensazioni difficilmente descrivibili, senza paragoni. A volte, se non avessi una testimonianza tangibile come la fotografia, mi verrebbe da pensare che tutto sia stato un sogno. Ma non sempre è così. A volte volare ti mette anche di fronte a tristi realtà, c’è anche un rovescio della medaglia purtroppo.

Cioè?
Il Veneto è sì tra i primi posti in Italia e nel mondo per le sue bellezze, il turismo e l’arte, ma lo è anche per il consumo indiscriminato di suolo. Io, volando me ne sono accorto e reso conto fin troppo bene. Alcune aree hanno subito degradi e imbruttimenti senza precedenti: troppo cemento, troppa urbanizzazione selvaggia, capannoni industriali dappertutto, costruiti senza logica, senza un minimo rispetto per l’ambiente e per la tutela del paesaggio. Da terra ce se ne rende conto solo minimamente, perché tutto è nascosto meticolosamente.

Qualche esempio?
Parecchi anni fa ho avuto l’occasione di fare un giro sul “burchiello”, l’imbarcazione fluviale che veniva usata dai nobili per spostarsi lungo il Brenta, da Venezia a Padova e viceversa, lungo quella che si chiama appunto “La Riviera del Brenta”. Una full-immersion fantastica tra le ville venete ed un paesaggio che non aveva eguali al mondo. L’anno scorso volando lungo lo stesso percorso mi sono reso conto di come era cambiato il paesaggio: una completa devastazione, un’urbanizzazione dettata esclusivamente dall’ignoranza e dalla noncuranza di qualsiasi forma di cultura e di civiltà. Il tutto ovviamente molto ben mascherato per il semplice visitatore. Una grande delusione per me vedere come è stato gestito il territorio, ad uso e consumo proprio di una civiltà indegna di questo nome. Un paesaggio unico rovinato per sempre. Questo è l’esempio più eclatante ma ne avrei da scrivere un libro…

A proposito di libro, sta lavorando a qualcosa?
Ho diverse pubblicazioni con libri e riviste sul territorio, in particolare sui Colli Berici, sulle Ville Venete e sulle Dolomiti. Collaboro con varie riviste specializzate ed ho altri libri fotografici in cantiere. Di tanto in tanto faccio qualche serata presentando delle slide show con i miei lavori più importanti dal titolo “Dai Berici alle Dolomiti”. In questo modo ho la possibilità di rendere partecipe la gente delle mie emozioni e sensazioni e far si che divengano consapevoli dei magnifici luoghi dove viviamo per averne la massima cura e rispetto. E’ un messaggio rivolto a tutti, prendersi cura dei luoghi dove si vive è fondamentale, soprattutto per le nuove generazioni, per non ripetere gli errori del passato. Ho all’attivo anche alcune mostre fotografiche; una tra queste “Pensiero Verticale” serie di foto in b/w sull’arrampicata, che ha fatto da cornice al 58° Trento Film Festival. Poi “In volo sulle Dolomiti” con esposizioni fatte in varie località italiane. Una stupefacente carrellata di immagini, fatte volando sulle Dolomiti, che portano il visitatore a sognare, tra le maestose guglie delle cattedrali patrimonio dell’Unesco.

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