Verona, Trevisi non corre col Pd: «la politica non è per sognatori»

Pubblichiamo integralmente la lettera inviata da Giampaolo Trevisi, direttore della scuola di polizia di Peschiera e già papabile sindaco del Pd a Verona, ai segretari veronesi del partito Alessio Albertini e Orietta Salemi in cui spiega la propria indisponibilità alla candidatura

Ringrazio tutti coloro che hanno creduto e pensato a me, ringrazio tutti coloro che in questi giorni, uscite le prime notizie, mi hanno scritto, telefonato e pensato, facendomi arrivare così tante attestazioni di stima da non credere davvero che fossero destinate a me e ringrazio anche coloro che, come si dice in politica, pur essendo schierati dall’altra parte della barricata, mi hanno inviato sinceri “in bocca al lupo’ e parole di incoraggiamento. Ringrazio anche coloro che pensavano che non fosse giusto che un poliziotto si candidasse, ma a loro devo, però, anche dire che sono stato cercato e che ho cercato. Ringrazio coloro che, per primi, hanno pensato al mio nome è tra questi, Tito Brunelli e Alessandro Donadi e quelli che, poi, l’hanno sostenuto. Ringrazio Orietta Salemi, Alessio Albertini, Diego Zardini e tutti quelli che erano con loro anche se non c’erano; ringrazio, quindi, la segreteria del PD, ma a me piacciono tanto i nomi e i cognomi e non gli uffici e quei nomi si sono spesi e tanto, cercando di costruire davvero qualcosa di nuovo.

I loro sorrisi, le loro telefonate e i loro messaggi, insieme a quelli di altre persone, mi hanno davvero dato tanta forza, ma….Dovrei calarmi in un mondo che non è mio in un momento difficile per la politica in generale, ma è anche vero, del resto, che nessuno avrebbe pensato, forse, a me se il periodo fosse stato meno complicato. Mi sono guardato dentro, mi sono guardato intorno, ho cercato con il pensiero di fare un immaginario giro per la meravigliosa città di Verona, incontrando sorrisi e sguardi dei cittadini veronesi e di tutti, nessuno escluso, anche di quelli che, come me, non parlano il veronese e anche di quelli che non appena hanno visto il mio nome associato a una “parte” hanno iniziato a dire “ma come? A me piaceva tanto Trevisi!”

Ho capito che i punti del mio programma, però, sono altri e sono la mia famiglia, la mia amata Polizia, i miei piccoli libri e il mio desiderio di continuare a incontrare decine e decine di giovani per parlargli di legalità, integrazione, rispetto dell’altro ed emozioni. La definizione più usata in questi giorni nei miei confronti è poliziotto-scrittore, ma chi mi conosce bene sa che sono anche un sognatore e secondo gli stessi amici la politica non è per i sognatori. Non so se questo sia vero, ma so solo che adesso i miei sogni, parte dei quali già realizzati, sono altri.Grazie ancora a tutti e buon lavoro davvero per questa meravigliosa città e per il suo futuro.

Gianpaolo Trevisi

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