Pd, no primarie per blindare Giordani: Lorenzoni il Pisapia di Padova?

Il segretario del partito Bressa propone il ticket con il candidato della Coalizione di sinistra. Per paura che il suo le perda, come successe a Milano

Il centrosinistra a Padova rischia di farsi del male da solo. Il Partito Democratico ha puntato tutto su un esterno, un imprenditore prima conosciuto come più vicino al centrodestra, l’ex presidente del Padova Calcio, Sergio Giordani, col suo profilo adatto ad attrarre, come già ha fatto, i moderati Ncd del sottosegretario Barbara Degani e gli ex bitonciani come Antonio Foresta. Dall’altra la galassia di sinistra, Coalizione Civica, ha incoronato un professore, Arturo Lorenzoni, che ai centristi non chiude la porta in faccia a priori, ma chiede le primarie di tutto il centrosinistra, che il Pd non vuole perchè, malignano i critici, ha paura dell'”effetto Pisapia”: potrebbe perderle, a vantaggio del candidato più a sinistra. Cioè appunto Lorenzoni.  A Milano, infatti, nel 2010 al voto diretto di coalizione  ci fu un’amara sorpresa per l’establishment Dem. Di qui la proposta del segretario cittadino del Pd, Antonio Bressa, di un ticket, un’accoppiata Giordani candidato sindaco-Lorenzoni candidato vicesindaco senza passare dalle rischiose primarie. Un’offerta che pare addirittura discenda direttamente dal segretario del nazionale del partito, Matteo Renzi. 

A non essere stata messa adeguatamente a fuoco, tuttavia, è la divisione, o sarebbe meglio dire dissidenza interna e sfarinamento, nel Pd patavino. Con due possibile fronti aperti. Uno è rappresentato dall’opposizione a Giordani del gruppo riferibile all’onorevole Alessandro Naccarato. Influente membro della Commissione antimafia e interprete di una “sinistra di governo all’emiliana”, da settimane il deputato sta criticando senza peli sulla lingua la scelta, calata dall’alto, del candidato civico e moderato. Ed è chiaro che sia in caso di primarie di tutto il centrosinistra, sia in caso di un primo turno elettorale ognun per sè, Giordani rischia di non avere l’appoggio degli elettori più a sinistra nel partito (quelli, per intenderci, che possono riconoscersi in Naccarato ma anche in esponenti come Alessandro Tognon e Giorgia Cassandro, molto critici con l’atteggiamento di Bressa verso Coalizione Civica).

Il secondo fronte è stato già aperto con la recentissima uscita dal Pd dell’ex sindaco Flavio Zanonato e del consigliere regionale Pietro Ruzzante, entrambi verso la nuova formazione scissionista “Democratici e Progressisti” (Dp). Con conseguente emorragia dei relativi pacchetti personali di voti. Nonchè di una parte dell’apparato locale e tutta una serie di contatti eccellenti di cui Giordani ha bisogno per poterla spuntare in una campagna che si annuncia difficile. Zanonato, per la verità, appoggia Giordani, ma ribadendo la necessità di passare per le primarie. E qui c’è una bella strizzata d’occhio a Lorenzoni. O per lo meno un netto marcare le differenze dal vertice del partito.

«Con questi chiari di luna, comunque si corra a Padova rischiamo il fondo schiena» avrebbe confidato un parlamentare veneto del Pd ad un compagno di banco di un altro partito. Andando divisi comunque, o formalmente (se non ci saranno primarie o non verrà accettato il ticket), o di fatto (il Pd, specie quello più renziano, e le sinistre varie si detestano a vicenda, e questa diffidenza reciproca non potrà che acuirsi in ogni caso, anche con un ticket digerito obtorto collo, con le differenze programmatiche che questo quotidiano online ha evidenziato), la frammentazione che ne dervierà farà il gioco degli avversari. Tra cui non c’è solo l’ex sindaco leghista Massimo Bitonci. Il Movimento 5 Stelle, sotto la spinta del senatore Gianni Endrizzi, del plenipotenziario veneto David Borelli e del proconsole della Casaleggio Associati Filippo Pittarello (che per inciso è padovano), pare stia virando per un candidato moderato, come può essere uno Zilio presidente della Camera di Commercio. Una scelta non condivisa da tutta la base, che potrebbe guardare a Coalizione Civica per non rifugiarsi nell’astensione. Tanto più se non dovesse essere Giordani, ma Lorenzoni il Pisapia di Padova.