«Colline prosecco in lista Unesco? Una forzatura»

Marco Tamaro, direttore della Fondazione Benetton Studi Ricerche da 30 anni impegnata nello studio e la difesa del paesaggio, intervistato da Isabella Panfido sul Corriere del Veneto di oggi, ha preso posizione sulla recente candidatura delle Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene alla iscrizione nella lista dei patrimoni mondiali Unesco. Per Tamaro, la Convenzione Unesco sul Paesaggio, nata negli anni ’70, è oggi uno strumento «datato e insufficiente, perché si perde di vista la globalità del paesaggio, salvaguardando invece solo certe piccole aree, come francobolli. Rischiamo di fare tante piccole Disneyland, oasi di bellezza, in mezzo al degrado territoriale».

Per Tamaro, invece, «un territorio va affrontato nella sua organicità. E comunque, nello specifico, per la zona delle colline del Prosecco – che peraltro è già iscritta dal 2015 nel Registro dei paesaggi Rurali Storici – non mi pare di riscontrare in pieno le caratteristiche necessarie per la candidatura». Insomma, pur essendoci «aree di bellezza e coerenza storica assolute», sarebbe «una forzatura rendere tutto il territorio meritevole di quella candidatura. C’è molto artificio in tutto questo: è una riuscita operazione di marketing territoriale, se vogliamo, è come inventarsi un sogno e dargli forma, un po’ come l’immagine del Mulino Bianco, perfetta e irreale».