Dj Fabo, giovane tetraplegico: «avrei fatto come lui»

Dj Fabo? «Chi si trova immobile in un letto, non vede, non riesce a parlare che vita può avere? Non mi sento di esprimere giudizi di condanna. Nelle sue condizioni avrei fatto la stessa cosa». Così sull’Arena intervistato da Alessandra Vaccari a pagina 11, Mattia Vincentelli, giovane di Negrar (Verona) rimasto tetraplegico in un grave incidente nel 2008. «Non sono mai stato nella situazione così grave di dj Fabo – prosegue Mattia – ma rispetto la sua decisione. In un caso tanto grave non puoi non condividerla, forse se avessi raggiunto uno stato tale anche io avrei scelto quella via». Vincentelli racconta del suo incidente che lo lasciò in carrozzina: «mi sono accorto subito che le mie gambe erano immobili, dal collo in giù non sentivo più niente. In terapia intensiva con mille tubi ovunque, ma con mamma e papà arrivato di corsa dalla Romania accanto a me e fuori dalla sala d’aspetto una coda interminabile d’amici. I polmoni che non funzionavano tanto bene, la paura di una tracheotomia. (…) Ho passato l’inferno: i dolori alle braccia, il vomito, l’alimentazione attraverso un sondino. Piano piano i primi miglioramenti».

Ma Mattia non si è lasciato andare e ha reagito: «mia madre mi porta al lavoro, ma ho intenzione di prendere la patente speciale. Gioco a rugby, ho una vita sociale, tantissimi amici. Ripenso poco alle condizioni iniziali, certo ho avuto paura a volte di non recuperare abbastanza. Anche oggi, a volte penso che potevo recuperare di più. Ho fatto tanta fatica». Il giovane conclude tornando sulla vicenda di Dj Fabo: «ho un parente, malato grave di Sla, credo che anche lui vorrebbe poter smettere di soffrire. Nessuno di noi può dare giudizi esprimere verdetti di condanna. Nelle situazioni bisogna trovarcisi in mezzo, viverle».