Padova, candidato sindaco M5S: la “graticola” della discordia

Potrebbe scoppiare un caso di esclusione fra i nomi in pista. Sullo sfondo un dubbio: e se fosse meglio non lottare per vincere, dopo Roma?

A livello ufficiale il Movimento non lo ammetterà mai, ma in questa tornata di amministrative in Veneto, specie in due centri chiave come Verona e Padova, al suo interno non tutti ce la metteranno davvero tutta, per strappare almeno il ballottaggio . Perchè, specie dopo lo psicodramma in scena a Roma, alcuni pensano di non essere pronti: meglio aspettare il turno successivo. A Verona, dove tutto sommato questa marcia di avvicinamento al voto è avvenuta senza tensioni particolari (fermo restando che tensioni e screzi nel M5S sono quasi la regola), il candidato sindaco sarà Alessandro Gennari (qui l’intervista di Vvox). A Padova invece la situazione non è ancora definita, ed è più conflittuale. I candidati hanno cominciato a sottoporsi alle primarie interne, rigorosamente on-line (la cosiddetta “graticola”, una auto-presentazione sui temi amministrativi più disparati) nella sera di mercoledì 1 marzo. La votazione telematicadovrebbe concludersi tra le 19 e le 20 di giovedì 2 marzo.

Per il M5S, Padova aveva costituito un vero e proprio laboratorio. Grazie alla mediazione di più persone esterne ai Cinque Stelle si era materializzata la discesa in campo di Fernando Zilio, presidente della Camera di Commercio di Padova. La possibile candidatura, pesante, era stata ben vista dal plenipotenziario grillino per il Veneto David Borrelli, dal senatore patavino Giovanni Endrizzi, dal feldmaresciallo della Casaleggio Associati Filippo Pittarello e da Jacopo Berti, padovano anche lui e capogruppo del M5S in Regione Veneto. Quando però sulla stampa locale si è saputo che il principale dei mediatori per l’avvicinamento di Zilio al M5S (fino a poco tempo fa peraltro espressione dell’establishment veneto) era stato un ex sindaco di Padova, il democristiano Settimo Gottardo, la base è andata in fibrillazione. Le chat interne, quasi tutte su Telegram, hanno rigurgitato di tutto: critiche, insulti, arrabbiature per una scelta vista come troppo “filo-sistema”.

Questo rumore di fondo è arrivato così ai piani alti del M5S, dove Borrelli, il quale deve ancora smaltire le sberle patite per il caso Alde, ha deciso di non rischiare, e di ripiegare su due grillini che però sono graditi alla Padova bene: ovvero Giacomo Cusumano e Simone Borile. Quest’ultimo, anche per il suo ruolo di direttore dell’istituto universitario privato Ciels, sembra quello con più chances. Ma c’è un terzo incomodo. Si tratta del giovanissimo Leonardo Forner, di 23 anni. Secondo i rumors, a quest’ultimo sarebbe stata preclusa la possibilità di partecipare alla presentazione on line poiché la sua richiesta di candidatura non sarebbe stata inviata allo staff di Beppe Grillo dai consiglieri comunali padovani che hanno questa incombenza. Motivo: antichi attriti che risalgono al 2014. Non è escluso però che lo staff lo autorizzi direttamente. Anche perché in caso di mancata corsa per le primarie a sindaco, Forner sarebbe intenzionato a rivolgersi al giudice civile. Una fattispecie che smentisce le rivelazioni di alcuni media che parlano di candidatura negata perché il giovane si sarebbe fatto avanti contravvenendo agli standard di comportamento secondo statuto.

Frattanto Borile scalda i motori: spiega che per Padova le priorità sono «sicurezza e lavoro», ribadisce la necessità di avere un approccio «serio e rigoroso» al problema dei migranti, e precisa che per Padova c’è la necessità che il M5S esprima un candidato «culturalmente adeguato». Esprime «giudizi assai positivi su Zilio» aggiungendo che avrebbe «visto con molto favore una sua candidatura» che non è stata possibile a causa di alcune regole del M5S che sono invalicabili. Borile poi conclude che se sarà candidato sindaco «correrà per vincere».

Al di là dei dissidi e delle diatribe che ciclicamente animano i pentastellati, a rassegnarsi all’idea di aspettare un’altra tornata elettorale non ci sono solo i piani alti del M5S regionale. Anche il gruppo di lavoro che in queste settimane avrebbe supportato la marcia di Forner si sarebbe da tempo rassegnato all’idea, calibrando quindi lo sforzo per avere truppe scelte per una buona opposizione. I 5 Stelle devono però fare i conti con una variabile che vale per tutti, ma soprattutto per loro: la frammentazione degli schieramenti e relativi candidati. In pratica, il M5S potrebbe, se non vincere, andare al secondo turno, anche se non vuole.