«Starbucks in Italia, mi sento umiliato»

Il giornalista Aldo Cazzullo risponde ai lettori del Corriere della Sera dalle colonne della sua rubrica in merito all’inaugurazione del primo Starbucks in Italia a Milano. «L’apertura in Italia di Starbucks come italiano la considero un’umiliazione -scrive Cazzullo -. Perché Starbucks è il più clamoroso esempio al mondo di Italian Sounding: di prodotti che suonano italiani, ma non lo sono». La penna del Corriere sottolinea che in tutto il mondo «il menu è scritto in italiano, dall’espresso al cappuccino. Ma non è caffè italiano, non è lavoro italiano. Sui pacchi in vendita c’è scritto “Caffè Verona”, e in piccolo si precisa: “Made in Seattle”».

«I veri produttori italiani – prosegue -, da Illy a Lavazza, hanno tentato di rispondere aprendo le loro catene; hanno ottenuto qualche successo, ma non hanno le dimensioni per competere». In ogni caso, «deciderà il mercato», sostiene Cazzullo, facendo notare che anche i fast food «non hanno messo fuori mercato i locali tradizionali; a Roma ad esempio il vero fast food è la pizza al taglio. Sono convinto che, pur essendo il popolo più esterofilo, gli italiani continueranno a preferire il tradizionale espresso in tazzina rispetto a quello nei bicchierini di plastica».

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