Tomasin: «Con De Mauro non sempre d’accordo, ma era un maestro»

Risposta all’articolo di Renzi su Vvox sulla “Lettera a una professoressa” di don Milani: «nessuna dietrologia, con Tullio stima reciproca»

Ringrazio Lorenzo (o come dicevan amici e ammiratori, Cino) Renzi per il testo in cui dimostra l’attenzione da lui dedicata a due miei articoli usciti sul Domenicale del Sole 24ore (leggi qui). L’occasione è propizia per dissipare un equivoco in cui più d’uno è caduto in questi giorni, mostrando che la dietrologia testuale è purtroppo l’anticamera di ogni complottismo, cioè del male italiano che ho denunciato in uno di quegli articoli. Quando parlo di Saussure, in effetti, parlo di Saussure; e quando parlo di don Milani, parlo di don Milani.

Con Tullio De Mauro sono orgoglioso di poter vantare un rapporto cordiale e di stima reciproca – per me del tutto immeritata, essendo io non solo molto meno anziano, ma anche inarrivabilmente meno autorevole di lui, che le mie idee e i miei scritti avrebbe potuto semplicemente ignorare (ciò che vale, com’è ovvio, anche per un maestro della linguistica romanza come Cino Renzi). Così, il messaggio che solo tredici giorni prima di morire Tullio De Mauro mi scrisse per chiedermi di leggere la versione scritta di un mio intervento congressuale resta per me uno dei ricordi più cari di lui.

De Mauro fu un maestro negli studi (il titolo del mio primo libro, uscito dalla mia tesi di laurea, riecheggia anzi volutamente quello di un capitale volume demauriano). Fu poi un collega con il quale, come è ovvio, non condividevo tutte le idee, e con il quale dissentivo anzi su vari giudizi. Ma il fatto stesso ch’egli mi consentisse di discuterne con lui, in maniera franca e da pari a pari, è per me prova non solo della sua grande intelligenza, ma anche della sua ammirevole generosità, di cui cercherò di dare conto nel necrologio che prevedo di pubblicare, su richiesta della rivista, nella Zeitschrift für romanische Philologie. Di tale natura dovrebbero, credo, essere sempre i rapporti interni a una sana comunità scientifica, nella quale le ragioni del dissenso sono accuratamente circoscritte, e il conflitto ideale non impedisce il riconoscimento dei meriti e l’attenta distinzione dei solidi argomenti dagli irrazionali personalismi.

Lorenzo Tomasin

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