Veronapolis: «una vera lista civica? Un’utopia»

Pubblichiamo il comunicato di Giorgio Massignan  dell’osservatorio territoriale VeronaPolis

I dieci anni dal 2007 al 2017, a mio parere, sono stati i peggiori per Verona e per i suoi abitanti. Le scelte incomprensibili e le non scelte fatte dalle due giunte Tosi hanno causato: 1) il quasi tracollo di alcune delle nostre più importanti eccellenze: La Fondazione Arena è al limite fallimento; la Veronamercato, l’Ente Fiera e lo stesso Consorzio ZAI sono in difficoltà; 2) la crisi delle aziende partecipate; 3) la svendita di parte degli edifici storici ricevuti in eredità; 4) la rinuncia a pianificare razionalmente il territorio per consegnarlo agli interessi speculativi degli operatori privati più importanti. Tutto questo ha ipotecato il futuro della nostra città. Coloro che vinceranno le elezioni dovranno intervenire sul debito, sulla riorganizzazione delle aziende partecipate, sul rilancio delle eccellenze e soprattutto sulla qualità urbana e sull’inquinamento atmosferico. Per questo ci sarebbe bisogno di un’amministrazione composta da persone oneste e competenti che non intendano la politica come un trampolino per proprie ambizioni personali, ma bensì come un servizio per la propria città; che non ricerchino privilegi ma siano preparate ai sacrifici ed alle incomprensioni che un buon amministratore deve saper sopportare.

Ci sarebbe stato bisogno della politica. La politica con la P maiuscola; la Politica che ha come obiettivo il bene collettivo; la Politica che non si riduce ad una guerra tra bande per conquistare dei posti di potere; la Politica che crea idee, progetti ed anche sogni. Ecco perché, per circa 18 mesi, ho tentato di proporre un metodo per formare una lista elettorale che tenesse conto di queste caratteristiche. Avevo ritenuto e ritengo che focalizzare gli obiettivi sulle eventuali percentuali che si potrebbero conquistare, sulle eventuali alleanze per vincere il ballottaggio e sul manuale Cencelli per spartirsi i posti, non sia solo un metodo superato, ma soprattutto perdente e nocivo per il bene della collettività. Avevo ed ho ritenuto basilare ipotizzare un’idea di città, con un progetto ed un programma chiaro e definito per tentare di realizzarla. È vero che in ogni campagna elettorale tutti i partiti portano un loro programma, più o meno specifico. Ma è altrettanto vero che ad elezioni compiute i programmi sono riposti in un cassetto e dimenticati, almeno per quanto riguarda i temi più impegnativi.

La mia proposta non intendeva usare il programma come strumento elettorale, ma come vero e proprio aggregante per persone, gruppi e partiti che ne riconoscessero e ne condividessero i principi e i contenuti. Quindi, non aggregazioni che fossero la sommatoria di tanti simboli di partito e di numeri in percentuale, ma bensì di forze organizzate e di singoli individui che condividessero un metodo, un progetto, un’idea di città, forse un sogno. Questo per me significava e significa politica con la P maiuscola. Avevo chiesto ai partiti un atto di generosità nel fare un passo di lato per appoggiare questa vera lista civica. Un passo di lato, non di scomparire. I partiti non dovevano certamente suicidarsi, ma essere i garanti di una lista civica, di cui ne sarebbero stati tra gli azionisti. Tutto ciò non per una mia idiosincrasia nei loro riguardi, ma per ottenere i voti anche degli elettori moderati che avrebbero potuto nutrire delle riserve nei confronti di alcune sigle di partito. Il loro ruolo sarebbe stato importante per difendere e confermare il valore del programma quale collante per l’aggregazione. A tale proposito, proponevo la stesura di 12 delibere, estratte dai contenuti programmatici, da approvare entro il primo anno di amministrazione.

Le delibere riguardavano i temi più importanti per una corretta amministrazione:
1) L’annullamento o la revisione di tutti gli strumenti urbanistici approvati dalle due ultime amministrazioni
2) L’abbandono dei grandi progetti delle passate amministrazioni (traforo della collina, strada di gronda, privatizzazione dell’Arsenale, cimitero verticale, copertura dell’Arena, ecc…)
3) L’inizio delle procedure per valutare un radicale cambiamento della mobilità cittadina, per strutturarla sul trasporto pubblico, su un sistema di percorsi ciclabili e sulla pedonalizzazione dell’intero centro storico (compresa Veronetta) e delle aree centrali dei borghi periferici
4) La pianificazione di un sistema del verde con l’individuazione di aree verdi, di servizi ad uso collettivo e di spazi verdi e pedonali in ogni quartiere della periferia
5) Il blocco dell’espansione edilizia, la tutela del paesaggio e del terreno agricolo e il recupero del patrimonio edilizio non o sottoutilizzato (circa diecimila appartamenti sfitti)
6) La previsione programmatica per l’acquisizione, la riconversione d’uso e la ristrutturazione delle caserme, che saranno messe all’asta perché dismesse dal demanio, per essere riconvertite anche in residenze di edilizia convenzionata
7) L’Arsenale come sede del Museo di Scienze Naturali
8) La pianificazione di un itinerario museale e di itinerari archeologici e culturali all’interno del centro storico
9) L’azzeramento e la ristrutturazione dei C.d.A. delle aziende partecipate.
10) La ricontrattazione e la relativa diminuzione degli emolumenti a consiglieri, presidenti e direttori delle aziende partecipate.
11) I nuovi criteri di nomina dei C.d.A. delle aziende partecipate.
12) L’ istituzione di un osservatorio antimafia e anticorruzione.

Su queste proposte, lanciate più di un anno e mezzo fa, all’inizio c’è stato il silenzio da parte di tutti i partiti. Probabilmente, chi ragiona e ragionava con il vecchio modo di fare politica, cercava di capire «che cosa c’era sotto», «cui prodest», ed attendeva. Poi, da ottobre, qualche incontro, ma senza mai toccare i reali problemi della città e come risolverli. Ho notato da parte di tutti la necessità di favorire la propria sigla, il proprio partito o corrente, anche se a discapito della città. Quindi, a tempo quasi scaduto, il tentativo di trovare il nome importante e famoso che potesse risolvere tutto e aggregare più forze. Tutti nomi rispettabili di persone che hanno avuto successo nella vita, ma che sarebbero state un sorta di foglia di fico, un velo pietoso per nascondere le carenze politiche di un’eventuale aggregazione che sarebbe rimasta assieme solo per comodità elettorale. Ovviamente il nome del candidato sindaco è importante, ma prima è necessario costruirgli attorno un programma e soprattutto una forza politica coesa che lo appoggi. Per avere sostenuto questo mio progetto sono stato definito un utopista, un sognatore, un ingenuo; può essere e lo accetto, anche se sono convinto che senza sogni non si costruisce nulla di bello. Sono stato accusato di essere anche arrogante e questo non lo posso accettare e la considero una cattiveria gratuita.

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