Claudio: «partiti mi temono: così mi hanno distrutto»

Vive nel complesso residenziale “Le Bitte” di Porto Levante, agli arresti domiciliari, l’ex sindaco di Abano Luca Claudio. «Questo è esilio – dice al Mattino – mi vogliono tenere in esilio fino alla presentazione delle liste. Mi temono perché io ho dimostrato che si può vincere anche senza nessuno alle spalle». Lo riporta Enrico Ferro a pagina 2 dell’edizione odierna del quotidiano di Padova.

Claudio, ai domiciliari dopo 252 giorni di prigione, ne è convinto: «mi hanno distrutto. Io avevo dalla mia il popolo ma il popolo ha aspettato il Messia, lo ha ammazzato e poi lo ha fatto santo». Tutto questo perchè, spiega Claudio, lui era temuto in quanto «unico in Italia» ad essere eletto quattro volte consecutive. Senza partiti, con il popolo: «ero io e basta», spiega l’ex sindaco che all’opposizione aveva tutti «Lega, Forza Italia, le sinistre».

«In questo modo mi hanno dimostrato che da solo non vado da nessuna parte», dice Claudio, che sottolinea la differenza tra il trattamento che gli è stato riservato (arresto il 24 dicembre, ad aprile a processo) e com’è finita invece «con Alemanno, o con Marino, o con Galan».

Claudio poi difende il suo operato come sindaco di Abano, ribadisce la sua innocenza («non ho fatto quello che dicono. Ma devo dimostrarlo») ma nega di essere in attesa del momento giusto per tornare a fare politica: «voglio solo ripartire, riavere i miei figli, la mia famiglia. Una vita tranquilla, normale. Il carcere è un’esperienza devastante».