La deriva di Renzi: sempre e solo colpa degli altri?

L’ex premier vuole riprovarci. Sicuro di poter essere il protagonista? Finora ha fallito tutti i suoi obiettivi

Toccare le ferie ai magistrati e avere un padre un po’ birichino che va in trattorie fuori mano in quel di Roma, invece di portare al parco giochi gli augusti nipotini, porta male, male assai. La politica, ormai, si fa per via giudiziaria, basta vedere quello che succede in Francia, dove non vincerà il migliore (quando mai?) e nemmeno il più gradito, neanche il più rappresentativo, no, vincerà il candidato di cui la magistratura benignamente si disinteresserà.

Forse è presto per dire che Renzi, tramite Tiziano, è arrivato al capolinea. Non è presto, però, per tentare un bilancio del suo operato. Un bilancio fallimentare.

Comparve sulla scena agitando il tema screanzato della rottamazione. Fu preso in parola. Nella speranza di pensionare la vecchia guardia ex comunista, vedemmo noti destrorsi recarsi impudichi ai gazebo del Partito Democratico. Risultato: li ha tutti risuscitati, per primo l’arcinemico Massimo D’Alema, ora più ringalluzzito che mai. E livoroso come sa essere lui. Ha fatto la sua comparsata anche l’”amico” Veltroni, con un memorabile discorso all’assemblea del Pd. Velenosetto, è andato poi da Scalfari a dire che lui, quella volta, per salvare l’unità del partito, si fece da parte. Tiè!

Ha sempre dichiarato che il Pd doveva avere una vocazione maggioritaria. Risultato: con la scissione diventerà solamente il primus inter pares in una costellazione di partiti di sinistra difficilissima da governare.

Si è sempre vantato di aver portato il Pd nella grande famiglia del socialismo europeo e, anzi, di aver espresso il gruppo parlamentare europeo più numeroso dentro la compagine socialista. Risultato: ci presenteremo in Europa più frazionati e meno influenti.

Voleva il superamento delle incertezze della Seconda Repubblica. Risultato: stiamo veleggiando per ritornare rapidamente nel porto di una ricostituita Prima Repubblica. Governi di coalizione, vertici di maggioranza, veti incrociati, instabilità. Senza, per altro, la presenza di forti e radicati partiti con una precisa identità. Sarà il caos.

Colpa degli italiani che non hanno capito l’importanza del referendum? Colpa della Consulta, che ha pesantemente ritoccato l’Italicum? Colpa di Speranza e Bersani che hanno deciso la scissione? Sempre e solo colpa degli altri?

Dei mille giorni del governo Renzi restano importanti provvedimenti, alcune significative riforme; resta una ventata di novità e di speranza. Restano anche una personalizzazione esasperata, una sovraesposizione fattasi nel tempo insopportabile. Resta soprattutto uno scivolamento verso toni populistici che si è andato accentuando man mano che calava il consenso. Una deriva pericolosa, specie sul fronte dei rapporti con l’Europa: facendo il verso a Grillo e a Salvini, li rafforzi, li convalidi, li supporti. E gli porti voti.

Renzi vuol provare una seconda volta. Fa di tutto per avere una prova d’appello. Era disposto a portarci al voto subito, per questo. Qualcuno dovrebbe spiegargli che il suo momento d’oro lo ha già avuto. Non posso dire che l’abbia sprecato. Però ha condotto l’assetto politico-istituzionale a un risultato che è l’esatto contrario dei suoi dichiarati obiettivi.

Riuscisse a conquistarsi questa prova d’appello, Tiziano e giglio magico permettendo, deve rendersi conto che sarebbe tutta un’altra storia. È sicuro di poter esserne protagonista?