Treviso non conforme: patrocina la critica al pensiero unico

Il festival filosofico “Pensare il presente” propone anche nomi al di fuori dei rassicuranti binari del politicamente corretto

«Treviso è la città dei contrasti, del materialismo e della spiritualità, del rifiuto e dell’accoglienza dello straniero. In questo quadro, ci sembra di riscontrare una forte sete per la filosofia e per una ricerca che sappia entrare nei problemi, attraversarli fino alla radice». Damiano Cavallin, professore di storia e filosofia, è alla sua terza edizione da direttore del festival filosofico “Pensare il presente” (da domani al 30 marzo) in una città contraddittoria com’è il capoluogo della Marca. Lo stereotipo la vuole cittadina di provincia più attenta ai soldi e ai piaceri della carne che non a quelli della cultura. Ma proprio per questo, secondo lui e secondo lo staff di docenti animatori dell’evento (Dario Battistin, Francesco Paparella, Giovanna Tonon, Igor Cannonieri, Luigi Vero Tarca, Marta Lazzarin, Massimo Carbone e Michele Falaschi), è riscontrabile «una forte sete per la filosofia e per una ricerca che sappia entrare nei problemi, attraversandoli fino alla radice. L’ultima edizione del Festival, ha avuto più di 2.600 presenze e con la prossima siamo convinti che toccheremo le 5 mila».

E’ un festival che, per forza di cose, non è paragonabile a quello di Modena. Ma è anche meno tradizionale, meno ingessato: «quello modenese ha avuto il merito di fare da apripista, portando la filosofia nelle piazze; noi siamo più giovani, sia perchè con sole due edizioni alle spalle, sia dal punto di vista anagrafico (l’età media del comitato organizzatore è circa 38 anni). Il nostro, poi, si basa su risorse economiche che sono, realisticamente, circa un duecentesimo rispetto alle loro. C’è poi una differenza di approccio: il Festival di Modena ha, credo, un taglio più accademico, noi ci divertiamo a vagabondare, esplorando il confine tra la filosofia e i saperi confinanti». Il “presente” richiamato nel titolo, infatti, rimanda all’attualità: politica, sociale ed economica. In quale chiave, Cavallin lo spiega così: «riflettere in modo aperto e attraverso il dialogo tra molte discipline e punti di vista sulle questioni che oggi ci appaiono più urgenti, dalla crisi economica al disagio interiore, dal potere dei media ai diritti degli animali, dalla convivenza con lo straniero all’emigrazione giovanile».

Quindi spazio, fra i molti nomi, a Serge Latouche, il padre della decrescita felice, nella giornata di domani, o allo junghiano Umberto Galimberti, «da sempre attento alle molteplici forme del disagio, in particolare giovanile», che il 10 marzo parlerà delle patologie dell’età contemporanea; a Peter Singer, «tra i massimi teorici della “liberazione animale”», o a Giulio Tremonti, oggi sostenitore di una critica radicale ai poteri forti della globalizzazione. Insomma, una linea decisamente critica. Non scontato, quindi, il patrocinio del Comune di Treviso (retto dalla giunta del renziano Giovanni Manildo), assieme alla collaborazione di associazioni (Imagonirmia, l’Auser e la Cgil di Treviso, La Chiave di Sophia, la Fiera 4 passi, Binario 1, Porte Aperte, Subsculture e TRA), scuole (il Collegio Pio X, il Liceo Canova, il Liceo Duca degli Abruzzi e l’Istituto Giorgi-Fermi) e aziende (la Banca Generali di Treviso, il Cinema Italia di Montebelluna, la Compagnia della Vigna, l’Hotel Maggior Consiglio, la Montelliana e la Trattoria Due Mori).

Al di là delle ottime intenzioni di diffondere il pensiero, il dubbio e il sapere, nella società dei consumi anche un evento di filosofia rischia di finire “consumato”, nella logica usa e getta che non porta a nessuna vera comprensione. Cavallin non se lo nasconde questo, ma ci vede, come si dice, il lato positivo: «Ogni festival viene consumato, così come si consuma l’aperitivo il venerdì o il sabato sera. Ma al contempo è un’occasione che può aprire nuovi sguardi, prospettive inedite. Molte persone hanno continuato a scriverci, dopo le precedenti edizioni, e a seguire gli incontri che proponiamo nel corso dell’anno. Abbiamo scelto di non limitarci a confezionare un unico grande evento, concentrato in pochi giorni, ma di distribuire nell’anno tanti stimoli (abbiamo realizzato un ciclo di conferenze sulle migrazioni, uno sull’arte contemporanea, un altro sulle domande filosofiche, etc.), perché non vogliamo proporre uno spot, ma un laboratorio di riflessione, sempre aperto e in crescita».