Tosi: «io vittima come il padre di Renzi»

Il sindaco di Verona Flavio Tosi, corre in soccorso del padre di Matteo Renzi, Tiziano, travolto dall’affaire Consip. Per Tosi si tratta di una «gogna mediatica», o meglio, una «barbarie giuridica e informativa in base a cui l’iniziale di un nome o di un cognome sia sufficiente per processare mediaticamente una persona come corrotta e colpevole: cosa che sta accadendo a Tiziano Renzi per un pizzino che riporta una “T”». Il riferimento, scrive Laura Tedesco sul Corriere del Veneto nell’edizione di Verona a pagina 7, non è casuale: il primo cittadino ha infatti rievocato quanto gli accadde nel 2006 quando fu sospettato di essere il beneficiario di 50 mila euro di presunte mazzette elargite dall’ex re delle cliniche private, Giuseppe Puntin.

«Purtroppo – dice Tosi – la vicenda mi ricorda quel che accadde a me quando una frase (“50mila euro a To.”) estrapolata dall’agenda di una persona diventò il titolo di prima pagina dei giornali e mi trasformò in un indagato per corruzione, con conseguenti perquisizioni e sputtanamento mediatico. Tutto questo prima che i superficiali inquirenti si accorgessero che “To.” erano le iniziali di un’altra persona (l’ex dirigente regionale Renzo Toniolo, ndr) poi condannata; non senza, però, essermi guadagnato, per essermi difeso pubblicamente, una querela dal magistrato (il gip di Trento Marco La Ganga, ndr) che mi aveva indagato». Tosi, allora assessore alla Sanità, fu dichiarato nel 2007 persona estranea ai fatti.

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