Vicenza 2018: battaglia a centrosinistra, fantasmi nel centrodestra

Panoramica a un anno dalla campagna elettorale: movimenti, sommovimenti e immobilismi di una città che sembra sotto anestetico

Mentre a Padova, fra ritardi e incertezze, la campagna elettorale è cominciata; mentre a Verona stenta a iniziare; mentre a Belluno ancora non è partita; e mentre a Treviso, dove si voterà l’anno prossimo, si è ancora in alto mare, a Vicenza qualcosa si muove. Sottotraccia e felpatamente, ma si muove. Le comunali saranno nella primavera del 2018, dopo otto anni di placida amministrazione del piddino renziano Achille Variati, l’ultimo dei rumoriani. Uno si aspetterebbe che la traversata nel deserto abbia ricaricato le pile alle opposizioni. Manco per idea: il centrodestra è una palude, il Movimento 5 Stelle nei fatti non si pone ancora neppure il problema, e a sinistra del Pd c’è il vuoto spaziale.

A tutt’oggi, c’è vita solo sul pianeta centrosinistra. Vita, si fa per dire. Il Partito Democratico – guidato in città dall’invisibile Enrico Peroni e regolarmente messo di fronte al fatto compiuto da un sindaco sovrano assoluto –  è semplicemente inesistente, eccezion fatta per qualche sporadica uscita timidamente critica. Eppure, alle ultime elezioni aveva staccato di dieci punti percentuali la civica-flop di Variati. Che poi ha visto pure arenarsi e sciogliersi l’associazione a suo nome, abortita per mancanza di personale, idee, tutto. Ma nulla più dello stato liquido favorisce il genio politico del vecchio leone democristiano, capace di galleggiare come nessun altro dando l’apparenza di fare chissacchè – mentre non fa nulla, o quasi. Achille, comunque, ha deciso: sarà il suo delfino, il vicesindaco Jacopo Bulgarini d’Elci, il suo successore. O almeno lui così va dicendo in giro, uscendo definitivamente allo scoperto: «è l’unico in grado di fare il sindaco», è la frase che ammanisce in privato.

E infatti Bulgarini è ormai in pre-tour elettorale: incontra, sonda, spiega, cerca di convincere, prepara il terreno al lancio della sua, e solo sua, associazione. Fino ad adesso ha dovuto rinviarlo per mancanza di materiale umano e politico: al momento, il suo carnet è scarsino, potendo contare soltanto su due assessori (Umberto Nicolai, sport e formazione, e Annamaria Cordova, partecipazione), su uno o due consiglieri comunali (Pesce e Rossi), anche se ha più che buone entrature nel mondo economico (inclusa la struttura di Confindustria), come l’imprenditrice Elena Zambon, senza contare gli industriali che già oggi si sentono orfani del decennio variatiano. Il mentore e padrino politico dovrà dargli una grossa mano coi settori più popolari dell’elettorato (gli inevitabili mercati rionali), visto che Bulgarini funziona solo con l’upper class (tranne quella più moderata e cattolica), i fighetti del centro o quando si trova nel suo elemento (vedi le efficaci ciceronate domenicali al museo civico, dove sfrutta la sua passione per l’arte nonchè il fatto di essere assessore alla cultura, pardon crescita). Per il resto gigioneggia strategicamente: mettendo al servizio del proprio gigantesco ego l’abilità comunicativa, dandosela da anti-Trump che previo calcolo (sbagliato: non è credibile, snob com’è) indugia nello stesso linguaggio di Trump, cavalcando temi extra-amministrativi (cannabis, immigrazione ecc) per accalappiare certo target giovane e di sinistra. Lui, che per sua stessa ammissione è di destra, sia pur liberal-libertaria.

L’unico altro candidato semi-ufficiale è Otello Dalla Rosa, Pd, ex socialista, amministratore unico di Aim Energy, direttore della Armes di Giancarlo Ferretto (ex presidente di Confindustria Vicenza e Veneto). Una brava persona, abbastanza scafato, serio, con famiglia, riunisce nella sua Vinova i delusi del variatismo e del Pd: il clan Sala (compresa l’assessore al sociale Isabella, con cui potrebbe fare il “ticket”), l’ex segretaria cittadina Pavan, l’ex presidente Arcigay Mattia Stella, gli economisti Corò e Gurisatti, il giornalista Di Lorenzo. Il suo problema è che per ora l’associazione si è un po’ parlata addosso, con incontri pubblici che non hanno acceso i cuori e neanche le menti. E soprattutto è che finora non ha dimostrato doti di carisma personale, assolutamente indispensabili in una corsa a sindaco.

Possibili altre due candidature, anche se in via ipotetica. Una è rappresentata dall’assessore a urbanistica e ambiente, Antonio Dalla Pozza: passato di solida sinistra diessina, in giunta è uno dei più competenti (difficile beccarlo in castagna, a differenza di altri messi lì a fare le statuine), ma il suo caratteraccio e il poco appeal mediatico non ne fanno esattamente l’uomo ideale per una campagna vittoriosa. Senza contare che alle regionali non ha fatto faville, anzi. L’altra carta sarebbe quella della deputata Daniela Sbrollini: anche lei di sinistra, rimarrebbe più che volentieri a Roma, Vicenza per lei costituirebbe il piano B. Mentre un piano neanche C, diciamo pure D sarebbe per Alessandra Moretti, che la sua città la tiene come ultima carta nel mazzo di riserva. Una variabile che potrebbe sparigliare i giochi sarebbe il giovane (27 anni) capogruppo Pd in consiglio comunale, Giacomo Possamai: appoggi politici e imprenditoriali ne avrebbe, benchè non tutti lo amino nel partito. Se scendesse in pista, smentirebbe la voce che accompagna tutte le insistenti voci che lo danno in lizza: e cioè che l’anagrafe segna troppo presto, per lui. Una battuta che gira, però, dice così: politicamente, è un cinquantenne nel corpo di un ventisettenne.

Si vedrà alle primarie, cui salvo sorprese si sottoporrà l’intero centrosinistra vicentino. A cui perciò potrebbe partecipare, salute permettendo, anche Sandro Pupillo, a capo di una Vicenza Capoluogo che fa un po’ – ma solo un po’ – da coscienza critica della maggioranza. Se, come gli auguriamo a prescindere, dovesse vincere la malattia e tornare al 100% nell’agone, il suo ingresso in scena sarebbe potenzialmente dirompente.

Sul versante di centrodestra è peggio che andar di notte. Sfumata (così almeno pare) l’ipotesi del primario di nefrologia Claudio Ronco, non del tutto tramontata quella del famoso imprenditore, e presidente del Cisa Palladio, Lino Dainese (nel senso che c’è ancora qualcuno che ci spera), circolati nomi improbabili (il presidente della Croce Rossa, Pierandrea Turchetti, che pur lusingato non ci pensa minimamente), affondato dall’avviso di garanzia per lottizzazione abusiva l’ex sindaco Enrico Hüllweck (tifavano per lui specialmente i suoi ex assessori, come Meridio e D’Amore, oltre naturalmente a sua moglie, l’ex capo del dipartimento territorio Lorella Bressanello), con Marco Zocca che lavora da tempo a un nome nuovo, sul campo non restano che l’assessore regionale Elena Donazzan e l’ex parlamentare Giorgio Conte. La prima, col coordinatore cittadino di Forza Italia, Matteo Tosetto, ultimamente ha messo fuori dalla porta nelle riunioni di coalizione Idea Vicenza (il consigliere comunale Francesco Rucco, l’ex vicesindaco Sorrentino) per beghe interne, e punta a condurre in ogni caso la giostra del 2018. Al secondo piacerebbe molto candidarsi sindaco, pur venendo dalla destra-destra (Msi, An, poi finiano), in una città allergica ai profili troppo netti. Sullo sfondo Manuela Dal Lago tenta di fare un po’ da madre nobile, poco ascoltata. Nel retrobottega dei poteri forti, bisognerà vedere se e come agirà la famiglia Amenduni, col dente avvelenato dal 2008 per aver perso posizioni e influenza. Ora che lo strapotere di Gianni Zonin è caduto (sia pur sostanzialmente in piedi, dato che c’è ancora chi teme di pronunciarne il nome, in pubblico: i soliti vili), la prospettiva della rivincita potrebbe far gola. In questo panorama sabbioso, la nota di colore potrebbe regalarla Maurizio Franzina: l’uomo per tutte le stagioni, non più sindaco Variati, avendo lui da tempo rotto con Bulgarini potrebbe trovarsi in seria difficoltà. Se tornasse là donde è venuto, sarebbe un ulteriore brutto colpo per un centrodestra di fantasmi che finora ha già abbastanza aiutato di suo il centrosinistra a vivere tranquillo a Palazzo Trissino – e a contare di restarci.