Cona, i profughi resteranno: la conferma da Roma

Il centro provvisorio nel Veneziano potrebbe assumere una veste stabile: lo chiede una nota delle Infrastrutture. Svelando l’orientamento del governo

«Quella struttura non solo si ingrandisce pur non avendo alcun requisito di minima decenza, ma rimane un vero e proprio magazzino di esseri umani sistemati di fatto in mezzo alla nuda terra… A più riprese da parte di tutti i soggetti istituzionali competenti ci era stato riferito che quella specie di infrastruttura sarebbe rimasta lì solo lo stretto necessario. E invece come spesso accade in Italia nulla è più definitivo del provvisorio. Almeno chi di dovere abbia il coraggio di dirlo». Non sono passati che due giorni da quando ai taccuini di Vvox, il sindaco di Cona Alberto Panfilio aveva espresso i suoi timori in merito al sito della ex base di Conetta nella bassa veneziana. Timori che riguardavano la eventualità di una trasformazione del sito da temporaneo a definitivo. Ansie che poche ore dopo sono diventate certezze, almeno stando ad una missiva del ministero delle infrastrutture giunta sulla scrivania del prefetto di Venezia, Carlo Boffi.

Nel documento redatto da Roberto Linetti, dirigente del «Provveditorato interregionale alle opere pubbliche» di Veneto, Trentino Alto Adige e Friuli del Ministero delle Infrastrutture, è presente una lunga premessa nella quale si parla della intesa che lo stesso dicastero ha lungamente cercato con la Regione Veneto affinché quest’ultima esprimesse il suo parere, favorevole o contrario, alla posa di alcuni prefabbricati atti a migliorare l’insediamento sorto nella ex base aeronautica di Conetta, attorno al quale negli ultimi mesi si sono sviluppate polemiche roventi. A fronte però del mancato parere espresso dall’amministrazione regionale capitanata dal governatore leghista Luca Zaia, il Ministero, questo si legge nella nota inviata per conoscenza anche alla stessa Regione, ha preso atto dell’assenza di palazzo Balbi dall’iter previsto dalla legge, che in gergo amministrativo si chiama “Conferenza dei servizi”. Al contempo però, ritenendo gli interventi edilizi per il rafforzamento della struttura in qualche modo indifferibili, in forza «dell’articolo 3 comma 4 del Decreto del presidente della Repubblica numero 383 del 18 aprile 1994», ha deciso ugualmente di procedere chiedendo l’intervento dei poteri sostitutivi conferiti al «Consiglio dei ministri».

Ma che cosa sancisce nel dettaglio il decreto del ‘94? Quest’ultimo, richiamando un altro decreto presidenziale (il 616 del 24 luglio 1977) sancisce che per quanto riguarda alcune situazioni di urgenza e contingenza riferibili a questioni di ordine nazionale il Consiglio dei ministri possa derogare ad una serie di norme locali in tema di edilizia e urbanistica. La dizione estesa, ben nota agli addetti ai lavori è formulata così: «Se l’intesa non si realizza entro novanta giorni dalla data di ricevimento da parte delle regioni del programma di intervento, e il Consiglio dei Ministri ritiene che si debba procedere in difformità dalla previsione degli strumenti urbanistici, si provvede sentita la commissione interparlamentare per le questioni regionali con decreto del Presidente della Repubblica previa deliberazione del Consiglio dei Ministri su proposta del Ministro o dei Ministri competenti per materia».

Il lessico è farraginoso, ma comprensibile. E anche in forza del dettato della norma si evince chiaramente che qualche dicastero, le stesse Infrastrutture o più probabilmente il Viminale, ha già messo sul tappeto il parere necessario affinché il governo nella sua interezza dia al centro di Cona uno status particolare e riconosciuto. Il che non solo è l’esatto opposto di ciò che auspicava il sindaco, ma è anche di quanto chiesto il 4 gennaio a gran voce dai parlamentari di Si, Nicola Fratoianni e Giovanni Paglia (in foto), quando  nella base di Conetta ci furono proteste e disordini da parte degli ospiti a seguito della morte d’una giovane ivoriana.