Chiericati, il Villa onorario. E un bando poco specialistico

Ai Musei Civici di Vicenza la scoppola presa dalla Roi azzera il compenso del direttore scientifico. Che fa un “beau geste” discutibile

I Musei Civici di Vicenza non hanno avuto solo la sfortuna di vedere allungata su di sè, del tutto innocentemente, l’ombra del caso Fondazione Roi (la onlus eredità dell’omonimo marchese che per statuto doveva, o meglio avrebbe dovuto, concentrarsi esclusivamente nel sostegno finanziario al polo museale). Non sono stati sballottati in una polemica di cui non si sentiva il bisogno fra assessore alla cultura, pardon crescita, Jacopo Bulgarini d’Elci, e il centro Cisa Palladio, a proposito dell’ubicazione di contesissimi originali palladiani. Non sono soltanto al centro di un dibattito, quanto meno da parte degli spiriti liberi (come Menato su questo pagine online), riguardo la sua gestione e la sua linea culturale. Ora hanno pure, caso unico in tutta Italia, un direttore scientifico «a titolo gratuito», Giovanni Carlo Federico Villa (in sigla GCFV, come da convenzione fra lui e il Comune, nella foto), che venutogli a mancare il compenso di 30 mila euro lordi annui (la Roi, finalmente in mano a un nuovo presidente, Diamanti, deve stringere la cinghia), ha fatto il beau geste di diventare «onorario», in quanto gli pareva «amorale proseguire in altro modo» (Giornale di Vicenza, 26 febbraio 2017). A noi invece pare pericoloso creare un precedente: uno specchiato esperto come lui che decide di lavorare gratis et amore Dei, anzichè, come sarebbe giusto, farsi riconoscere una equa mercede. Un conto è il mecenate che regala quattrini o beni nelle sue disponibilità, un altro è chi lavora, facendolo senz’altro bene, con tutte le referenze ed esperienze curriculari del caso: chi lavora va pagato, senza eccezioni. Tanto più se è lavoro intellettuale, che nel nostro ignorantissimo Paese vale una cicca rispetto a calciatori, comici, soubrettes e presentatori televisivi. E anche se si tratta di lavoro per il pubblico, la comunità e foss’anche per la Cultura con la maiuscola. L’accordo di GCFV con l’amministrazione Variati rappresenterà pure un esempio di ammirevole «liberalità», ma allora era «amorale», prima, percepire il compenso fin quando la Roi lo ha liberalmente erogato? A questo punto restituisca il primo anno di retribuzione: la fondazione di cui era presidente Gianni Zonin se ne gioverebbe certamente.

Nel frattempo, sta per chiudersi il periodo di presentazione delle candidature ad un bando pubblico del 10 febbraio scorso per un posto, a tempo pieno e indeterminato, di «istruttore direttivo» nei Musei. E’ un concorso per titoli ed esami con alcune caratteristiche che colpiscono, specie nei titoli. I requisiti minimi sono un diploma di laurea e almeno 3 anni di attività in un museo pubblico «multiplo o grande». La prima dà diritto a massimo 3 punti (a seconda del voto di laurea), mentre i master al massimo 2, e 1 punto solo se si è già lavorato da dipendente, a tempo determinato o indeterminato, o anche con cococo o cocopro, o al limite anche tirocini o borse di studio. Chi ha partecipato al coordinamento tecnico-scientifico di allestimenti può segnare 2 punti, e solo 1 punto se si presentano pubblicazioni a propria firma, così come solo 1 se si sa decentemente l’inglese. Salta all’occhio il punteggio minore riservato a specializzazioni (master), ad esperienze sul campo o a chi ha prodotto testi, rispetto al semplice titolo di studio. Siamo sicuri che si stia selezionando secondo i più alti standard internazionali di eccellenza? Il Chiericati si merita il meglio. E siccome sulla vicenda Roi c’è stata forse qualche distrazione di troppo, al Comune, è bene, d’ora in avanti, fare il pelo e contropelo a tutto. Bandi compresi.