Pfas, Greenpeace: «inquinamento non solo da Miteni»

Secondo Greenpeace, le analisi indipendenti condotte dimostrano che le indagini effettuate finora dalle autorità regionali non hanno ancora individuato tutte le fonti di inquinamento da Pfas. Per l’associazione, che oggi ha occupato l’imbarcadero della Regione Veneto a Venezia, il rapporto “Pfas in Veneto: inquinamento sotto controllo?” documenta la diffusa presenza di Pfas in altri scarichi industriali e fuori dall’area monitorata dell’azienda Miteni di Trissino. «È grave che dalle nostre analisi sia emersa la presenza, in alcuni scarichi, di rilevanti concentrazioni di composti mai individuati finora e che Pfas pericolosi siano stati trovati anche nel comune di Valdagno, in un’area non ancora presa in esame dalle autorità regionali», afferma Giuseppe Ungherese, Responsabile Campagna Inquinamento di Greenpeace Italia. Greenpeace ha lanciato una petizione per chiedere alla Regione Veneto di censire e bloccare tutte le fonti di inquinamento e di adottare livelli di sicurezza più restrittivi per l’acqua potabile.

Per alcuni Pfas molto pericolosi per la salute, come il Pfoa (un composto potenzialmente cancerogeno) e il Pfos, i livelli di sicurezza adottati in Veneto per le acque potabili sono fino a 7,5 volte più elevati rispetto agli Stati Uniti e oltre 5 volte più elevati rispetto a Germania e Svezia. «I rappresentanti della Sanità in Veneto hanno pubblicamente ammesso che siamo di fronte a un disastro ambientale – spiega Ungherese – non è possibile tutelare adeguatamente la salute e la sicurezza dei cittadini se si adottano valori di riferimento di Pfas nell’acqua potabile tra i più alti al mondo. La Regione Veneto deve abbassare subito i livelli di sicurezza di queste sostanze nelle acque potabili allineandoli con quelli adottati in altri Paesi europei. Le autorità regionali hanno il dovere di garantire acqua sicura e non contaminata ad ogni cittadino».

(Foto di repertorio)

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