Preghiera alpina vietata, associazioni d’arma scrivono a Bagnasco

Le associazioni vicentine aderenti ad Assoarma (che comprende Alpini, ufficiali in pensione, marinai, avieri, carabinieri e agenti di polizia, paracadustisti, rappresentanti della Croce Rossa) scriveranno una lettera all’arcivescovo Angelo Bagnasco per chiedergli di intervenire nella querelle sulla preghiera dell’alpino. Come scrive Roberto Luciani sul Giornale di Vicenza a pagina 13, il canto è spesso intonato dalle penne nere in occasione di riti funebri e religiosi. Tuttavia le parole contenute nel testo datato 1949 (“Rendi forti le nostre armi contro chiunque minacci la nostra Patria, la nostra Bandiera, la nostra millenaria civiltà cristiana“) non sono talvolta gradite ai sacerdoti che in qualche occasione hanno vietato il coro.

«Abbiamo deciso che la settimana prossima redigeremo una lettera che sarà inviata a tutte le componenti locali, ovvero prefetto, vescovo Pizziol, questore e amministratori vari, ma anche autorità nazionali, compresi il ministro della Difesa Roberta Pinotti e il presidente della Cei, l’arcivescovo Angelo Bagnasco, per mettere la parola “fine” a tutto ciò», spiega il portavoce di Assoarma Luciano Zanini. «Preghiere, inni, invocazioni hanno tutte qualche passaggio datato, basta leggere le strofe del nostro splendido Inno di Mameli. Nessuno però si sognerebbe di cambiarlo», commenta Guido Barbierato, presidente dei paracadutisti Anpdi di Vicenza. «Qui c’è una idea di difesa – dicono il presidente Ana vicentino Luciano Cherobin e quello nazionale Sebastiano Favero -. Molti sacerdoti, direi la maggior parte, lo accettano (…) nessuno chiederà mai di cambiare la Bibbia quando parla di Dio degli eserciti».

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