Traffico di animali, 1 veterinario su 2 subisce pressioni

Un sondaggio rivolto a 54 medici realizzato dalla Federazione regionale medici veterinari, rivela che il 57 per cento dei veterinari ha subito pressioni per falsificare certificati, controlli, referti o sanzioni. Come scrive Alessandro Macciò sul Corriere del Veneto a pagina 6, in alcuni casi (il 6%) si arriva a vere e proprie minacce di stampo mafioso a commettere frodi alimentari e traffico di animali. «Chi somministra sostanze illecite agli animali conosce molte tecniche per aggirare i controlli, mentre le Usl hanno pochi mezzi e anche poche metodiche di analisi – spiega il sostituto procuratore padovano Benedetto Roberti -. Di solito si lavora con i carabinieri del Nas e i consulenti, ma i prelievi non bastano e le segnalazioni sono molto rare: se i veterinari si attivassero, si potrebbe scalfire l’omertà».

«Il traffico degli animali d’affezione dall’estero è un pozzo senza fondo – continua Roberti – Padova è un crocevia: ogni weekend il casello dell’autostrada è pieno di auto e furgoni che trasportano cani e gatti da Ungheria e Slovacchia, destinati agli allevamenti dell’Emilia e del Veronese (…) In questo settore c’è una carenza di controlli e interventi. In assenza del Corpo forestale, le uniche segnalazioni dei cittadini arrivano dalle associazioni zoofile con funzione di polizia giudiziaria». «L’onestà è fondamentale – conclude il procuratore – chi ha sentore che un collega non si comporta bene deve denunciarlo».

(ph: terzobinario.it)

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