Treviso, scontro fra comitati soci BpVi e Vb

Tensione e scontri verbali ieri sera a Treviso all’incontro convocato dalle associazioni dei piccoli azionisti di Popolare di Vicenza e Veneto Banca, per cercare di trovare una linea comune rispetto alla scelta tra l’adesione o meno all’Offerta pubblica di transazione (Opt) fatta ai soci danneggiati dal dissesto della Popolare di Vicenza e di Veneto Banca. Come riporta l’Ansa, erano alcune centinaia i soci presenti all’incontro, che però è presto degenerato per uno scontro verbale aperto fra i leader delle associazioni. La riunione doveva servire a dare le ultime indicazioni utili per poter procedere ad una scelta ragionata: accettare il ristoro del 15% di Veneto Banca o di 9 euro ad azione di Popolare di Vicenza, o procedere per vie legali. Ma il clima si è surriscaldato, sia per le modalità di svolgimento della riunione, sia per divergenze e scambi reciproci di accuse fra i rappresentanti dei comitati, comunque rientranti nel coordinamento guidato dal sacerdote veneziano don Enrico Torta. Il primo aspetto è riferibile probabilmente ad un malinteso con il Comune di Treviso. L’amministrazione non ha mandato l’addetto per aprire le porte dell’auditorium cittadino prenotato dagli organizzatori. Con un’ora di ritardo, dopo che parte dell’assemblea si era svolta in un parcheggio, è giunto, con la chiave di un accesso laterale, il preside della scuola collegata all’auditorium.

A guastare la discussione, secondo chi ha lasciato la sede prima della conclusione (fra cui anche una parlamentare), il tentativo di alcuni leader dei comitati di utilizzare il disagio degli azionisti a fini politici, rappresentando la vicenda delle due banche come un «disegno dello Stato centrale per depredare il popolo veneto del suo patrimonio». Al di là di questo, le analisi svolte dagli avvocati che nell’incontro hanno potuto esprimersi si sono focalizzate sul periodo in cui gli azionisti hanno acquistato le loro quote. Se questo è avvenuto fra il 2007 ed il 2010 (ciò che è avvenuto prima è coperto dalla prescrizione) allora la scelta di accettare la riparazione della Opt sarebbe ragionevole – è stato detto – in quanto il valore di presa in carico può essere ritenuto allineato con un valore plausibile, all’epoca, delle due ex popolari. Altra cosa, invece, se le azioni sono state comperate fra il 2011 ed il 2014, a prezzi che oggi appaiono del tutto divergenti rispetto alle quotazioni del sistema bancario nazionale di quegli anni. In questo caso, sostengono gli esperti legali, ci sarebbero buone possibilità di dimostrare un raggiro verso i soci da parte delle banche e dunque di veder riconosciuto il diritto ad un risarcimento pieno. Nel caso i titoli provengano da acquisti in entrambe le epoche, infine, è stato il consiglio dato ai soci presenti, occorre valutare dove sia il “baricentro” del danno e decidere di conseguenza.

(Ph. Ansa)