Sole 24 Ore, il perito era lo stesso della BpVi

Il nome del bocconiano Bini (non indagato) in un esposto che ha fatto partire l’indagine per false comunicazioni sociali e appropriazione indebita

Inchiesta per false comunicazioni sociali sul buco da 50 milioni e crollo del titolo azionario (95% in sette anni) della società editrice del Sole 24 Ore, di proprietà di Confindustria: perquisiti Benito Benedini, ex presidente del gruppo editoriale, Donatella Treu, ex amministratore delegato, e il direttore Roberto Napoletano. Indagati per appropriazione indebita l’ex direttore dell’area digitale del gruppo, Stefano Quintarelli (deputato di Scelta Civica) e suo fratello Giovanni; l’ex direttore finanziario, Massimo Arioli; l’ex direttore dell’area vendite, Alberti Biella; Filippo Beltramini, manager di una controllata di Di Source Limited (società partner che avrebbe gonfiato gli abbonamenti digitali), il commercialista Stefano Poretti.

Come ha scritto la Repubblica, in uno dei tre esposti alla Consob presentati, fra gli altri (anche da Adusbef) dal giornalista Nicola Borzi, si segnalava l’ultima perizia sugli attivi patrimoniali era firmata, come accadeva da anni, dal professore di finanza aziendale alla Bocconi (e consigliere d’amministrazione di Mediobanca) Mauro Bini: «avrebbe dato un esito iniziale negativo, nel senso che avrebbe evidenziato una svalutazione patrimoniale nell’ordine dei 50 milioni, di dimensioni comunque tali da intaccare sensibilmente il patrimonio societario (…) esponenti di rilievo e dirigenti del gruppo avrebbero chiesto all’estensore o a terzi di rivedere i risultati di questa perizia in senso non pregiudizievole alla propria stabilità patrimoniale». Bini, non indagato e già sentito dagli inquirenti come teste nel dicembre scorso, è stato il consulente che nel 2014 ha certificato, sulla base dei dati forniti dallo stesso istituto allora presieduto da Gianni Zonin, il valore di 62,5 euro per azione stabilito l’anno precedente da altri.

I giornalisti del quotidiano, dopo un voto a stragrande maggioranza (142 sì, 4 no e 10 astenuti), hanno indetto sciopero a oltranza fino alle dimissioni del direttore Napoletano.