BpVi, Mion: «cause non darebbero un euro ai soci»

Nel primo weekend di filiali aperte per i rimborsi sulle azioni azzerate, il presidente della Banca Popolare di Vicenza Gianni Mion, intervistato da Federico Nicoletti sul Corriere del Veneto di oggi a pagina 3, dichiara: «la prossima settimana sarà decisiva. Se il risultato delle adesioni sarà in linea con le attese, allora si potrà ancora guardare al futuro, mandare avanti un piano di fusione». Per Mion l’offerta di 660 milioni del fondo Atlante, «considerando la situazione gravissima è il massimo che si poteva fare. Si dice: “si poteva far di più”. Certo, se ci fossero stati i soldi. Il mio rammarico è che forse non abbiamo fatto abbastanza per spiegarci. Sono anche frustrato: a me sembra tutto chiaro. Possibile che la veda solo io cosi?».

E sulle cause legali, su cui le associazioni spingono: «Io continuo a insistere con loro: in caso di risoluzione della banca chi portate in tribunale per la causa? E cosa porterete a casa? Chi hanno portato in tribunale nel caso di Banca Etruria? Nessuno. E nel caso d’intervento dello Stato, con chi lo faranno? È la stessa cosa». Infine, chiede un passo avanti a chi è contrario ai rimborsi: «Bisogna avere il coraggio di dirla com’è: “a noi della sopravvivenza delle due banche, o del progetto di un’unica banca del Nordest non importa nulla”. Aggiungendo anche che comunque non si porta a casa un euro. Alle associazioni ho detto: decidete quel che volete, ma raccomandate scelte consapevoli. Spero lo stiano facendo».