Banche venete: 1600 posti di lavoro bruciati

In tre anni in Veneto sono stati persi 1.568 posti di lavoro nel settore delle banche. Come scrive Luigi dell’Olio su La Nuova Venezia a pagina 7, il sindacato Fabi ha rilevato tra il 2012 e il 2015 un calo del 5% degli occupati scesi ora a quota 30.329. Per quanto riguarda gli sportelli, in Veneto ne sono stati tagliati 383, lasciandone 3.146 ancora attivi. Sul dato pesano le ristrutturazioni di Unicredit e Mps ma anche la vicenda di Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza. «Negli ultimi tre anni il Nordest è stato interessato più di altri territori dalle ristrutturazioni bancarie – commenta il segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni – Tuttavia gli esuberi sono stati gestiti dai sindacati con accordi che hanno previsto uscite su base volontaria e incentivata e accesso agli ammortizzatori sociali di settore».

«Occorre puntare sulla consulenza fiscale, previdenziale, tecnologica, finanziaria, commerciale a famiglie e imprese, riportare all’interno del proprio perimetro attività in precedenza esternalizzate e definire nuovi mestieri e professionalità». Se vogliono aumentare i ricavi, aggiunge il sindacalista, «le banche dovranno cominciare a considerare il lavoro come una risorsa e non più come un costo da tagliare, ricetta che fino a oggi non ha prodotto alcun risultato. Pensiamo che questo argomento dovrà essere oggetto di confronto nel prossimo rinnovo contrattuale. Un confronto – conclude – che riteniamo necessario riaprire quanto prima, in anticipo rispetto alla data di scadenza dell’attuale contratto, fissata al 2018».

(ph: targatocn.it)