Bartelle (M5S): «sanità veneta, eccellenza teorica»

Pubblichiamo la nota della consigliere regionale del Movimento 5 Stelle, Patrizia Bartelle

Nella nottata di lunedì ho avuto qualche problema fisico. Alle 6,30 mi sono recata presso il pronto soccorso di Adria. Immediatamente presa in carico. Il medico di turno, inizia a visitami e dopo pochi secondi mi molla sulla barella, per salire in ambulanza, in quanto era previsto il recupero di un codice rosso ed i medici del pronto soccorso fanno anche questo. L’infermiere supplisce a questa assenza portandosi avanti con il lavoro di prelievo dei campioni ematici. Arrivano le 8 e vengo inviata al servizio radiologico, seduta in una sedia a rotelle. Qui va tutto bene in quanto un operatore si trova quasi subito per l’accompagnamento. Immediata anche l’esecuzione delle radiografie. Più difficoltoso il rientro in pronto soccorso in quanto gli operatori sono pochi ed utilizzati per molte incombenze.

Rientro in pronto soccorso, e qui inizia il vero calvario: «dove la mettiamo?». Sempre seduta nella sedia a rotelle. Stavo per essere collocata nella sala d’aspetto del pronto soccorso in mezzo a decine di persone vocianti. Ho chiesto ed ottenuto di rimanere all’interno del reparto astanteria, in situazione più consona a chi riveste già il ruolo di ricoverato/ammalato preso in carico. Peccato che non si sapesse dove mettermi: le poche stanze adibite ad OBI, con due posti letto, ospitavano già due o tre barelle con evidente difficoltà di ossigenazione. Ovviamente la fantasia e professionalità dell’operatore ha trovato la maniera di infilarmi tra i letti e le barelle. Nel frattempo ero sempre seduta nella sedia a rotelle che vi posso assicurare diventa di difficile sopportazione dopo 6 ore.

Non puoi stenderti, o sederti in maniera più comoda. Chiaramente azioni che un ammalato vorrebbe poter fare. Durante la distribuzione del pasto, al quale non «ero ammessa» e per il quale non avevo nessuna rivendicazione, ho chiesto una bottiglietta d’acqua. Non è possibile dare dell’acqua a chi non rientra formalmente nelle persone ricoverate in astanteria. Supplisce sempre l’operatore che arriva con un bicchiere d’acqua. Mi sono sentita umiliata come essere umano, che si reca con dolore presso una struttura di pronto soccorso. Poco personale, poche barelle, pochi posti letto nei reparti dell’ospedale dove ricoverare le persone dell’astanteria. In un certo momento sono stata chiamata con l’appellativo di cliente.

Se fossi stata una cliente, avrei scelto d’andarmene presso un’altra struttura, ma sono una persona ammalata, bisognosa di cure mediche, in questo momento. Questo è il disastro delle schede ospedaliere, che hanno tagliato posti letto in tutta la regione Veneto. Da utente mi sono fatta l’idea che si faccia troppo affidamento sul personale: siccome ci sono diversi medici/infermieri/operatori seri e con senso di responsabilità che suppliscono alle mancanze facendosi in 4, ci si adagia… mi sembra manchi organizzazione e pianificazione efficiente (vista da utente, ripeto, e sulla base delle esperienze fatte). Questa è la vera ipocrisia di chi vuol raccontarci che abbiamo la sanità migliore del mondo. Ma a Zaia, ed assessori vari…questo non è mai successo?

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