BpVi e Vb al bivio: vivere o morire

Le due ex popolari venete rimangono ad un passo dal crac. Come scrive Nicola Saldutti a pagina 17 su L’Economia, l’inserto settimanale del Corriere della Sera, gli indicatori sono molteplici: ci sono perdite operative, il rapporto cost/income è del 95%, la perdita dei clienti del 30%, un livello di sofferenze pari al 37%, ma soprattutto la crisi di liquidità con un rapporto tra impieghi e depositi che arriva al 150%. C’è poi la grande questione dei contenziosi legali: l’offerta di rimborso a cui è appeso il futuro delle due banche si chiude per entrambe il 22 marzo. La proposta a 600 milioni è rivolta a 170 mila soci ed è la più grande operazione di questo genere mai tentata. Se lo Stato (che non potrà rimborsare i clienti-soci) entrerà, sarà difficile che la Ue autorizzi la transazioni per i rischi legali.

Il progetto di fusione tra Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca approvato dalla Vigilanza Bce lo scorso ottobre, prevedeva, fra le altre, due condizioni particolarmente pesanti: la cessione delle future sofferenze nel triennio 2017-2020 per circa 3 miliardi,  e la loro considerazione nel capitale solo quando i 700 milioni entreranno materialmente in cassa. Si tratta, quest’ultima, di una richiesta mai fatta a nessuna entità in precedenza. Inoltre Francoforte a gennaio ha chiesto che l’aumento di capitale da 4,7 miliardi deve essere da subito garantito nella sua interezza: una condizione che rende impossibile la ricerca di partner e non lascia tempo (come era accaduto a Mps). La DgComp (Direzione Generale Competition), ovvero l’organo Antitrust Ue, ha invece un altro obbiettivo e una visione opposta: minimizzare l’impegno dello Stato.

Il negoziato con Bce e Ue è appena agli inizi e il tempo è già agli sgoccioli: entro questa settimana le banche devono infatti comunicare a Francoforte come intendono finanziare i 4,7 miliardi dell’aumento. Se lo Stato interverrà con la maggioranza, il lavoro di Atlante consentirà al nuovo socio di beneficiare del lavoro fatto finora. Se lo Stato non interverrà e Atlante non riuscirà a trovare le risorse necessarie, il rischio del bail in e della risoluzione diventerebbero realtà. Insomma, si avvicina un bivio con una terza incognita: o risoluzione o bail in. O, nello scenario ancora più complesso, la liquidazione.