BpVi e Vb, persi 111 milioni in casa Amenduni

Grandi manovre in casa Amenduni. Come scrive Stefano Righi a pagina 20 dell’inserto settimanale del Corriere della Sera l’Economia, la famiglia vicentina proprietaria delle acciaierie Valbruna, dopo aver venduto per 60 milioni il suo 24% di Palladio, è salita in Ferak al 63,2%. Il gruppo, che produce 200 mila tonnellate di acciaio all’anno ed è presente in 40 paesi, sta ora considerando di acquistare le rimanenti quote di Ferak mettendo in tasca il 10% di Veneto Banca e il 21% in quota Finint. Nicola Amenduni (in foto), che compirà 99 anni il mese prossimo, è sempre presente al timone, benchè abbia lasciato l’operatività ai figli. In particolare, la delega alla finanza e partecipazioni al figlio Maurizio, 54 anni. E’ stato lui a creare il veicolo finanziario che vale quasi l’uno per cento delle Generali e che annovera fra i suoi soci Palladio Finanziaria, Finint, la Fondazione Cassa di Risparmio di Torino e Veneto Banca.

Gli Amenduni, che criticarono la gestione del presidente della Banca Popolare di Vicenza Gianni Zonin anni prima del crack bancario (los contro fu sull’ingresso di Maurizio nella cabina di regia dell’istituto) hanno subito sostanziose perdite in seguito alla vicenda delle due ex popolari venete: il crac di Veneto Banca è costato alla famiglia lo 0,6 % del capitale pagato (22,3 milioni) mentre quello della BpVi l’1,4% (89 milioni). In totale gli Amenduni ci hanno rimesso 111,3 milioni. Per rifarsi la strada è quella percorsa in Aedes, immobiliare quotata trasformata in Siiq e recentemente rinforzata da un aumento di capitale da 40 milioni. Nel suo principale azionista (Augusto) oltre alla Tiepolo della famiglia vicentina, sono presenti anche i Roveda di Serravalle outlet e la Sator di Matteo Arpe. Gli Amenduni si sono insomma convinti che è meglio fare da soli: in questa chiave va letto il raddoppio in Ferak e il detenimento dello 0,75 di Mediobanca.

(ph: arcosrl.info)