Juventus-Milan, la “moralità del pallone” non esiste

Il calcio è un gioco dominato dai capricci di “Eupalla”, come la chiamava Brera. Chi finge di ignorarlo è responsabile del suo declino

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Il gioco del calcio è uno dei pochi sport – usiamo il termine per comodità, in mancanza di meglio – nei quali non è detto che vinca il migliore. Certo, le sorprese esistono anche nel basket, nel volley, nel rugby e un po’ in tutti gli sport di squadra, ma non con la filosofica certezza, confermata dalle statistiche, che si dà nel calcio. Quella riassunta nel vecchio detto “La palla è rotonda”. E che un reputato pensatore di nome Nereo Rocco sintetizzò nella risposta data a chi, alla vigilia di un match cruciale e impari, si augurava decoubertinianamente la vittoria del migliore: «Speremo de no!». È proprio così, si può sempre sperare che non vinca il migliore: perché accade.

Ecco, nelle polemiche seguite alla recente partita Juventus-Milan, per un rigore che non andava concesso ai padroni di casa, e che invece ha loro garantito la vittoria all’ultimo secondo del recupero, quello che colpisce e un po’ avvilisce è il ricorso al determinismo etico, a una intrinseca “moralità del pallone”. Ovvero, l’episodio del rigore contestatissimo avrebbe determinato un risultato “giusto”. Forse è proprio vero che il calcio è morto da tempo, e quello per cui tanti italiani si scaldano (più davanti alla tv che allo stadio) è uno spettacolo inverosimile e cialtronesco.

Quando il calcio era il calcio, non esisteva la pelosa definizione “vincere con merito”, assurta ad apodittica valutazione tecnica. E non era così raro che i tifosi allo stadio si sfogassero salutando i calciatori della squadra avversaria, dominata ma vittoriosa con mezzo tiro in porta, con l’epiteto di “ladri”. Che si riferiva solo a quello che era accaduto in campo e non ad altro, beninteso. “Rubare una partita” era nelle cose, poteva accadere. Faceva infuriare i sostenitori di chi perdeva e deliziava chi vinceva, ma nessuno sproloquiava di “merito”.

Con l’aria che tira, invece ci si può ormai aspettare l’istituzione di una “commissione etica” in seno alla FIGC, che riscriva le classifiche valutando a proprio insindacabile giudizio se i tre punti sono stati meritati o no. E in caso negativo, riducendoli. Fantascienza? Ma se gli arbitri si arrogano il diritto di essere i “grandi sacerdoti” di questa etica così implicitamente di potere, e prendono decisioni sbagliate che larga parte del sistema assolve perché premiano chi “meritava”, ci siamo già dentro. Se tanti, troppi commentatori – basandosi sul numero delle “occasioni”, dei tiri in porta, chissà pure dei corner – dicono che “comunque il risultato è giusto”, ci siamo già dentro. Se tanti obiettano (a parte i tifosi bianconeri, è ovvio: nella fattispecie, quelli hanno il diritto di dire quello che vogliono) che prima del rigore inesistente all’ultimo minuto di recupero (una sentenza senza possibilità di appello) alla squadra con la maglia a strisce bianche e nere ne era stato negato uno di molto evidente (implicitamente: è stato restituito quello che era stato sottratto), ci siamo già dentro.

Infatti, sta accadendo anche questo, che le cosiddette “compensazioni”, una volta considerate il male assoluto per gli arbitri, diventino ora eticamente accettabili e quindi benvenute, purché beninteso vadano a favore di chi “merita”. Il “merito”, nel calcio, è solo “flatus vocis”, un’idea vuota, sottilmente totalitaria e deteriore, che mina la libertà provocatoria e affascinante di questo gioco dominato dai capricci di “Eupalla”, come la chiamava Gianni Brera. Chi finge di ignorarlo è responsabile del declino del pallone, come lo è chi fischia pensando di realizzare un nuovo ordine etico nel mondo calcistico. Che non a caso è solo il perpetuarsi di un antico sistema di potere nel Paese meno meritocratico del mondo.

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  • Uomo_dalla_Caverna

    Caro signor Galla, ignoro cosa lei abbia visto ma guardando e riguardando i filmati su youtube è ovvio che il rigore c’era. Ovvio a tutti tranne che a ciechi, milanisti e prevenuti vari, ovvio.
    Apprò, divertente fare un pistolotto contro il merito e poi lamentarsi che l’italia è un paese non meritocratico. Mah!
    Vabbé, ho capito che lei è milanista quindi, che altro dire?
    Mi stia bene.

    • Paolo Maria Ciriani

      sei proprio un cavernicolo con l’aggravante di essere…… juventino! Evidentemente non hai sentito i commenti di uno stuolo di ex arbitri e di tecnici e di ex giocatori che unanimemente hanno detto che non era rigore….capisco che ai tempi delle tue caverne non si usavano nè gli occhiali nè la moviola, nè il cronometro! ma il mondo gira velocemente (circa 1.666 km/h) e bisogna che ti aggiorni altrimenti resti tagliato fuori ….