Procura Vicenza, a che punto siamo con l’indagine su Zonin&C?

Com’è possibile che Zonin non fosse a disposizione dei magistrati, come di solito avviene per un indagato?

Riferiscono i media che la Procura di Vicenza (che non ha smentito) avrebbe chiesto a Gianni Zonin di venire a rispondere nei suoi uffici. Il nostro avrebbe segnalato di essere all’estero (si dice negli Stati Uniti) e che sarebbe stato disponibile appena rientrato. Ora, a parte il fatto che, secondo chi scrive e altre migliaia di persone, il suddetto avrebbe dovuto essere sentito e risentito già da tempo, mi sembra che sovente, per non dire sempre, polizia e uffici giudiziari chiedano agli indagati di tenersi a disposizione in ogni momento. Nei casi, poi, in cui il fumus sia denso e acre come quello di tanti toscanelli, forse si sarebbe almeno dovuto prendere la precauzione di ritirare il passaporto della persona in causa.

La Procura prolunga le indagini sulla Popolare di Vicenza, e questo ci sta vista la loro complessità. Ma a che punto siano, nulla si sa di preciso. Si dirà che i magistrati non sono tenuti ad informare il pubblico, ma est modus in rebus, sempre. Una delle cose su cui trovo universamente concordi tutti coloro che seguono le vicende delle ex popolari venete è che uno dei reati fino ad ora ipotizzati, l’aggiotaggio è talmente evidente (basta leggersi le lettere ai soci e le interviste di Zonin negli anni passati) che non si capisce come a questa evidenza non si sia dato seguito con azioni concrete, come avvenuto da parte della Procura di Roma nei riguardi dell’ex ad di Veneto Banca, Vicenzo Consoli.

Le proteste di coloro che hanno perso i loro risparmi sono state finora estremamente garbate. Ma non è detto che non arrivino reazioni in autotutela da parte dei soci impoveriti, a fronte di decisioni della magistratura inquirente che non dessero una risposta all’altezza dei guai provocati dalla dissennata gestione dell’istituto.