Giovani Pd, lezione del Lingotto è politica come studio. Non “carriera”

Per chi crede nel ruolo di sinistra (“cambiare lo stato di cose presenti”) del partito guidato da Renzi la missione va avanti. Nonostante la scissione

Cambiare questo Paese e a liberarlo dalle catene di un immobilismo che giova solo alle élites, ad un establishment diffuso composto da classi dirigenti conservatrici e da partiti o movimenti che proclamano un cambiamento superficiale, fatto in casa, e che non intacca privilegi costituiti: tre giorni intensi al Lingotto di Torino, migliaia di persone, giovani e meno giovani, hanno discusso e proposto progetti per il nostro Paese in 12 gruppi di lavoro con oltre 200 partecipanti per ciascun gruppo.

Ne è uscita una ricca elaborazione programmatica e un progetto politico riassunto nel consenso pieno alla rielezione di Matteo Renzi a segretario del Pd alle primarie del 30 aprile, in ticket con il ministro Martina (che proviene dagli ex Ds, ssottolineo questo aspetto guardando non alle vecchie provenienze, bensì alla nuova provenienza comune). 
Il Pd è la più grande forza di governo della sinistra europea, e i tre giorni del Lingotto hanno riaffermato il primato della politica nell’indicare le scelte e le soluzioni che incidono nella vita delle persone.

La politica alla quale solo un partito, organizzato democraticamente, può ridare dignità e ruolo.
 Al Lingotto è stata centrale la questione delle riforme in Italia che la vittoria del No al referendum del 4 dicembre non ha cancellato, e la costruzione di una nuova Europa. 
Le ricette di partiti e movimenti anti-europeisti sono velleitarie: solo la politica può immaginare e costruire una via di uscita. 
Sono sfide enormi: immigrazione, integrazione, nuove politiche economiche e sociali, sicurezza, che richiedono alle forze democratiche e della sinistra europea una nuova elaborazione teorica politica. Su questo c’è molto da lavorare per superare la crisi dei partiti socialisti e socialdemocratici europei. Lo dico ai tanti giovani che si sono avvicinati al Pd: la politica è studio, apertura verso l’Europa e il mondo, passione e disponibilità verso la propria comunità. Non è una passeggiata verso un facile successo personale, né va intesa come un mezzo con il quale procurarsi da vivere.

Il Partito democratico c’è, guarda al futuro senza complessi perché affonda le radici nella storia e nelle culture più importanti dalle quali è nata la democrazia italiana, è un movimento reale per cambiare lo stato delle cose presenti, per governare e dare risposte al bisogno di trasformazione nel segno della coesione sociale.

PS: al Lingotto non c’era preoccupazione per la cosiddetta scissione. Personalmente penso che sia nata il 9 dicembre 2013, il giorno dopo l’elezione di Renzi alle primarie con il 68% dei voti. Essa è frutto di un deficit culturale e di governo dei promotori, dell’incapacità di valorizzare, nel Pd, il ruolo, la storia e l’identità della forza più importante della sinistra, i Democratici di Sinistra, che ha dato vita al Pd con la Margherita. Una involuzione politica che ha riportato indietro di 10 anni la storia dei diessini e quei dirigenti che sono tornati con chi non ha voluto costruire il Partito Democratico, provocando una scissione anche nel 2007.