Assopopolari venete: «soci, non cedete a rabbia e illusioni»

A pochi giorni dalla conclusione dell’offerta transattiva della Popolare di Vicenza e Veneto Banca, il consiglio direttivo dell’Associazione Soci Banche Popolari Venete fa alcune precisazioni, con l’intento di «chiarire la vera natura del vivace scambio di battute nell’incontro del 9 marzo a Treviso fra il nostro vicepresidente Francesco Celotto e l’avvocato Andrea Arman del coordinamento don Torta, causato da una profonda divergenza in merito alla transazione in corso. La nostra associazione – si legge nella nota – è nata con lo scopo di dare una informazione seria, neutrale e professionale ai soci di Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza. Non è nostro interesse vendere tessere, né spingere i soci a sottoscrivere mandati per studi legali al fine di avviare cause». Ciò premesso, l’associazione fa notare come «nel variegato arcipelago di gruppi, comitati, associazioni che dicono di difendere i soci ci siano situazioni non del tutto coerenti con le proclamazioni di intenti manifestate in ogni occasione dai relativi leader».

«Da una parte ci sono avvocati che continuano a spingere per la causa penale chiedendo di sottoscrivere un esposto presso le procure di Treviso o Vicenza. A che serve a questo punto presentare esposti in procura quando ce ne sono già migliaia, se non per ingolfare due procure già oberate di lavoro, con organici sottodimensionati?». Per Assopopolari venete «Non serve a nulla, anche perché il processo penale cadrà probabilmente in prescrizione e la liquidazione del danno per i soci che si costituiscono parte civile andrà fatta in separato procedimento civile che inizierà solo dopo la sentenza penale di primo grado. In questo modo il socio perderà almeno 3-4 anni inutilmente ripartendo, di fatto, da zero. Il giudice penale, infatti, non determinerà la liquidazione dei danni alle controparti civili perché spetta al giudice civile. Molto meglio iniziare subito la causa civile che va fatta valutando bene i pro e i contro, soprattutto tenendo conto di due variabili: la cifra che si perde rispetto al rimborso del 15% e il momento nel quale si sono acquistate le azioni».

Per l’associazione, «la posizione dell’avv. Arman ci è apparsa di totale rifiuto alla proposta di adesione». Un rifiuto «non accompagnato da alcuna alternativa concreta non può non far riflettere seriamente. Ci sembra infatti che la sua generica idea di creare un movimento popolare che porti avanti discorsi di carattere etico non dia alcun ristoro ai soci azzerati. Cari soci capiamo la rabbia e la frustrazione che avvertite, ma la realtà è oggi di fronte a voi in tutta la sua crudezza. Non fatevi fregare una seconda volta da illusionismi privi di proposte precise e carichi di speranze campate in aria. La vostra sete di giustizia è legittima e sacrosanta, ma bisogna tener presente che la rabbia è una pessima consigliera. Se avete ragionevoli possibilità di vincere, rifiutate il 15% proposto e fate causa. Su questo punto insistiamo con la massima franchezza: non fatevi prendere dall’emotività e non cullate vacue illusioni. Vi porterebbero a nuove cocenti delusioni.