Veneto, da serre cinesi 100 kg di marijuana al mese

Con la crisi del tessile, i cinesi hanno cominciato a trasformare i loro laboratori in serre per la marijuana. Come scrive Enrico Ferro sul Mattino a pagina 18, si tratta di un fenomeno criminale in rapida espansione il cui ultimo episodio è l’arresto per produzione e spaccio di sostanza stupefacente di un 41enne cinese residente a Prato. L’uomo coltivava in un capannone a Riese Pio X (Treviso) circa 2 mila piante di cannabis tipo “Skunk”, la più forte in “commercio”. Analoga situazione è stata riscontrata dai carabinieri in alcuni stabili originariamente registrati come impianti tessili, a Piove di Sacco, Bagnoli, Codevigo e Agna.

Secondo gli investigatori la marijuana così prodotta è destinata ai mercati del Nord Europa (Gran Bretagna, Olanda e Germania) e viaggia sulle rotte del tessile nascosta fra i capi “made in China”. La qualità del prodotto è molto alta: per produrre la potente variante “Skunk” i cinesi utilizzano tecniche di coltivazione avanzate e impianti all’avanguardia con lampade al sodio e condotte di aerazione. Secondo i carabinieri le cinque serre scoperte in Veneto erano in grado di sfornare 100 chili di droga al mese. Ora le forze dell’ordine temono che il l’arrivo dei cinesi sul mercato clandestino di droga possa innescare una guerra di etnie con la criminalità organizzata albanese che tuttora controlla i traffici.