Il volontario Villa al Chiericati: incomprensibile

«Vicenza mi ha dato molto, sto restituento quello che ho ricevuto. La città è una capitale attrattiva»: se lo dice lui…

Un caso unico in Italia, è stato definito. La città di Vicenza, al posto di un direttore stabile del Museo Civico Chiericati che svolga le mansioni che l’incarico comporta – la conservazione del patrimonio artistico e delle collezioni pubbliche, la promozione di eventi espositivi che li valorizzino –, ha un direttore onorario che «contribuisce al controllo e al governo dei beni culturali sul territorio, segnalandone le criticità». Una sorta di funzionario emerito, di ispettore o supervisore di ciò che altri decidono, che presta servizio gratis nel tempo che gli resta da molti impegni, pago degli onori tributatigli da una città che non è la sua, ma verso la quale ha motivo di riconoscenza: «Vicenza mi ha dato moltissimo, sto restituendo quello che ho ricevuto sin dai tempi della laurea. Qui è in atto un modello virtuoso a livello europeo».

Fino al luglio 2016 Giovanni Carlo Federico Villa (in foto a sinistra, con il vicesindaco Jacopo Bulgarini d’Elci) ha lavorato in città come direttore scientifico, retribuito dalla Fondazione Roi, nella quale conserva per statuto il posto di consigliere. Con il prosciugarsi delle risorse economiche della benemerita Fondazione a causa dello scandalo della Banca Popolare di Vicenza al centro di un disastro finanziario che passerà alla storia, è venuto il momento di fare i conti con l’amministrazione comunale, la quale non è in grado di regolarizzare la posizione di chi, impegnato nella curatela di molte mostre anche all’estero, è docente stabile di Storia dell’arte moderna e direttore del Centro arti visive dell’Università di Bergamo.

La questione, a mio avviso, non è se sia giusto non pagare chi lavora a tempo perso, ma se sia giusto non pagare chi ne ha i diritti con i meriti. Nessuno misconosce la professionalità del professor Giovanni Carlo Ludovico Villa, ma le regole vanno rispettate in un paese democratico. E queste esigono che Vicenza abbia un direttore del Museo stabile, che lavori a tempo pieno, nominato a norma di legge. “Gigli magici”, dai petali variegati, esistono anche nella città del Palladio nell’oscuro intreccio di affari, politica, cultura. Nel caso della Banca Popolare, per esempio, alcuni amici degli amici, sapendo cosa bolliva in pentola, sono corsi al riparo in tempo, mentre i poveri cristi che vivono lontani dai palazzi sono stati spolpati fino all’osso.

Incomprensibile, secondo me, è che la riconoscenza che Villa nutre verso la città per i benefici ricevuti in giovinezza dal marchese Roi, lo porti a considerare una “missione” invece che un servizio la sua presenza in città, convinto che Vicenza sia «un modello virtuoso a livello europeo». «L’operazione Basilica palladiana – ha dichiarato – ha ridato fiato ed immagine alla città e il Chiericati è la seconda chiave per fare di Vicenza una capitale attrattiva». Una capitale attrattiva in che senso, se gli insigni monumenti, che esistono da sempre, sono lì in attesa di essere riconosciuti dopo aver subito l’usura del tempo e l’incuria degli uomini, dopo aver patito l’oscuramento e l’oblio? Si riporta alla normalità ciò che ogni città del mondo fa per migliorare le condizioni di visibilità e di fruizione del proprio patrimonio culturale.

Una “capitale attrattiva”, per essere tale, richiede interventi e servizi che la rendano accogliente e viva in tutte le sue parti. Questo non si può dire di Vicenza se guardiamo ai recenti mostri edilizi, agli abusi ambientali, perpetrati da amministratori scriteriati che corrono il rischio di privare la città del patrocinio dell’UNESCO. Sarebbero questi i modelli virtuosi da additare al mondo come esempi di un nuovo rinascimento? Spero che Villa deprechi questi scempi, conoscendoli. Mi piacerebbe sapere, poi, se ritiene valida l’idea di fare del Chiericati il contenitore universale di tutte opere collezionate, dal Duecento al Duemila, arrestando, per mancanza di spazi, il processo delle donazioni? La sua posizione di “volontario” tutto sommato è comoda. Gli consente di scrollarsi di dosso ogni responsabilità, di preservarsi da ogni contaminazione.

Nicoletta Martelletto intervistando Villa sul Giornale di Vicenza esprime questo pensiero: «Tra una dose di follia e una necessità cogente, ci sta un gesto di riconoscenza che è difficile da spiegare e che di questi tempi ha dell’incredibile». Per noi è anche difficile da capire. In attesa che Vicenza diventi una capitale attrattiva, accogliamo di buon grado, per il momento, la notizia che «la prima domenica di apertura gratuita ci ha allineato ai grandi musei italiani, eravamo la prima città di provincia dopo Roma, Firenze e Venezia».