Borgo Berga, i 10 nomi non indagati nella blacklist della Forestale

In una nota di polizia giudiziaria i funzionari del Genio e del Comune di Vicenza coinvolti nell’iter del piano sotto inchiesta per lottizzazione abusiva

Borgo Berga: la Procura della Repubblica di Vicenza sarà in grado di far valere le sue ragioni davanti al Tribunale del riesame? Oppure rimarrà tale la bocciatura del sequestro totale dell’area (su cui sorge anche lo stesso tribunale) per lottizzazione abusiva, dopo il primo pronunciamento del 16 febbraio da parte del gip Massimo Gerace?

Nell’ordinanza di Gerace c’è un passaggio in cui è lui stesso a parlare di possibile condotta in qualche modo contraddittoria da parte del pm che chiedeva il sequestro dell’area: «Si è peraltro rilevato come lo stesso Pubblico ministero fosse dell’avviso che nessuno strumento cautelare avrebbe potuto essere congruamente azionato in relazione al predetto reato di abuso d’ufficio». Sempre Gerace sottolinea che il cambio di passo del procuratore Antonino Cappelleri è dovuto alle ulteriori prove fornite grazie ad una nuova consulenza tecnica elaborata dall’architetto Franco Verderi, dall’ingegnere Anna Guerriero e dall’architetto Maurizio Bracchi. Ma il gip al momento nega la misura cautelare ritenendola eccessiva e non sostanziata in termini di necessità e diritto.

Ma a pagina 19 un passaggio scritto da Gerace ha suscitato forti critiche, là dove invita all’adozione di un piano di recupero… onde allo stato non sembra non sembra corrispondere ad alcuna effettiva esigenza preventiva… bloccare le transazioni commerciali degli immobili ancora invenduti e impedire l’ultimazione degli edifici a destinazione abitativa apparendo maggiormente proficuo per la convenienza ed il decoro cittadino… non ostacolare l’attività economica… e… incoraggiare il completamento degli edifici...».

Oggi si aggiunge un altro capitolo alla vicenda, grazie a una lunga annotazione di polizia giudiziaria pervenuta alla Procura più di due anni fa esatti, ovvero il 13 marzo 2015, del Corpo Forestale dello Stato (che indaga sulla vicenda Borgo Berga su input della Procura). Il numero di protocollo è il 1233 Pos 08.08, in riferimento al procedimento penale 1696/13 – 45. Il Corpo Forestale, oggi sotto il controllo dell’Arma, informa l’autorità giudiziaria «sugli elementi emersi a sostegno delle ipotesi di reato a carico dei seguenti soggetti»: Antonio Bortoli, Michela Piron, Gianfranco Gregori, Alessandro Ceola, Giuliana Bozzuffi, Drusi Fortunato, Nicola Giardinelli, Luigi Fietta, Luciano Macropodio, Domenico Romito. Si tratta di dieci nomi i quali, con l’eccezione di Bortoli, direttore generale del Comune di Vicenza, non finiscono nel registro degli indagati nell’ambito del procedimento 2987/15 RGNR. Elenco che stando all’ordinanza di Gerace del 16 febbraio comprende  lo stesso Bortoli assieme a Paolo Dosa, Norberto Moser, Enzo Cascioli, Stefano Dalmasso, Antonio Paolo Balbo, Chiara Balbo, Gonçalo Byrne, Gianfranco De Vicari, Bruno Soave (non perseguibile perché deceduto), Franco Zanella, Lorella Bressanello, Riccardo Ciardullo, Enrico Hüllweck, Luca Boscato e Salvatore Rubegni (alcuni tra l’altro, come è emerso più volte sui media, potrebbero presto uscire dall’inchiesta per sopravvenuta prescrizione).

Ma che cosa rileva la Forestale a carico dei dieci non indagati? Per i genieri, la Forestale indicava che avrebbero «concorso al realizzarsi di opere da considerarsi abusive all’interno di una lottizzazione illegittima». Ovvero per Giardinelli, direttore del Genio civile di Vicenza dal febbraio 2003 al dicembre 2009; per Romito,  funzionario del Genio Civile di Vicenza dal luglio 2007 al giugno 2011; per i funzionari Luigi Fietta (che dal gennaio 2010 al settembre 2010 ha presieduto la Commissione tecnica regionale decentrata in materia di lavori pubblici), e Luciano Macropodio.

Michela Piron, direttore del settore Edilizia privata all’epoca dei fatti, «pur conoscendo gli atti istruttori… ha rilasciato permessi illegittimi». Gianfranco Gregori, quale responsabile del procedimento, secondo la Forestale «ha dichiarato la conformità… alle norme di legge senza ravvisare la violazione» della disciplina di specie «relativamente ai permessi a costruire…». Alessandro Ceola, «in qualità di responsabile della istruttoria tecnica… ha dichiarato la conformità dell’istruttoria al vincolo idraulico senza ravvisare la violazione ex articolo 96 lettera f del Regio Decreto numero 523 del 1904 relativamente ai permessi a costruire…». Non troppo dissimili poi sono le valutazioni nei confronti della vicentina Giuliana Bozzuffi, responsabile della istruttoria tecnica, e di Drusi Fortunato, di Costabissara, pure «responsabile della istruttoria tecnica». Queste ultime due, sempre stando alle carte, «pur… essendo per dovere d’ufficio a conoscenza di tutte le norme urbanistiche e edilizie e delle norme sui vincoli…» avrebbero dichiarato «la conformità dell’istruttoria al vincolo idraulico senza ravvisare la violazione» della legge in materia relativamente «ai permessi a costruire». Il riferimento normativo è ancora al Regio Decreto numero 523 del 1904.

Tra le pieghe della vicenda spunta una curiosità. Ceola nel 2012 entra a far parte del Meetup berico del M5S. Di lì a qualche mese, la sua presenza negli uffici dell’edilizia privata del Comune berico farà storcere il naso a una parte dei pentastellati vicentini. I quali, assieme alle associazioni ambientaliste, sono sul versante politico coloro che hanno battagliato di più affinchè il dossier Borgo Berga, o ex Cotorossi che dir si voglia, fosse riaperto dopo una archiviazione dei primi anni Duemila ancora tutta da chiarire.

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