Città della Speranza, ricercatori: «risultati non sono immediati»

«La ricerca non serve a fare pubblicazioni ma a ottenere risultati concreti per curare i bambini». Così, sul Corriere del Veneto a pagina 6, Franco Masello, fondatore e presidente della Fondazione Città della Speranza interviene sulla questione delle dimissioni dello storico direttore generale Stefano Bellon in rotta di collisione con la gestione “imprenditoriale” dell’onlus e dell’Istituto di ricerca pediatrica (Irp).

Nella polemica intervengono ora anche i ricercatori della Fondazione (292 in tutto): «se c’è chi finanza i nostri progetti significa che i frutti degli studi in corso ci sono eccome», dice Michela Pozzobon, biologa trevigiana del laboratorio “Cellule staminali e Medicina rigenerativa”. «Ma non sono immediati – le fa eco Martina Piccoli di Pordenone, nella stessa équipe – tu inizi un lavoro pensando a un obiettivo e magari ne centri un altro, totalmente impensato». «Non si possono misurare i risultati dai denari investiti – chiosa la dottoressa Francesca Schiavi – la ricerca ha una parte sotterranea che dura molto tempo e serve ad aumentare le conoscenze e a portare a casa soldi per finanziarla».

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