Pfos a Verona, è caccia all’inquinatore

Dopo la chiusura a Verona in zona Stadio di un serbatoio idrico contaminato da sostanze perfluoroalchiliche (Pfos), si ipotizza uno sversamento illecito da parte di un’attività commerciale o artigianale. Come scrive Enrico Santi su l’Arena a pagina 11, una task force di esperti e tecnici dell’Arpav e di Acque Veronesi è già al lavoro per identificare la fonte dell’inquinamento che ha causato lo sforamento di tre nanogrammi per litro (il limite è 30 la quantità rilevata è di 33). L’assessore all’ecologia Enrico Toffali invita a «non cedere agli allarmismi, perché si tratta di un caso assolutamente isolato che interessa il pozzo P2 a soli 20 metri di profondità, mentre negli altri, di 70 metri non c’è traccia di tali sostanze».

«Le analisi – continua Toffali – andranno ripetute per più giorni, per verificare se si tratta di un fatto episodico o se c’è una permanenza». Si tratta di «un problema circoscritto –  conferma il presidente di Acque Veronesi Niko Cordioli – qualcuno, consapevolmente o meno, ha sversato sostanze contenenti Pfos. Vogliamo andarci in fondo, è sufficiente un lavaggio incontrollato su un piazzale per provocare un fatto del genere. A scopo precauzionale – conclude – abbiamo deciso di non attingere più acqua da lì e di utilizzare le centrali di Basso Acquar e Borgo Trento, dove non c’è traccia di Pfos né di Pfas». I Pfos si trovano in prodotti che usano materiale ipermeabilizzante: dal goretex ai cruscotti delle auto, dagli estintori ai prodotti utilizzati nelle lavanderie e negli autolavaggi. Secondo Giuseppe Ungherese di Greenpeace Italia è «una delle sostanze più pericolose del gruppo dei Pfas (…) è un noto interferente endocrino che può accumularsi nel fegato, nei reni e nel cervello umano». Intanto il deputato 5 Stelle Mattia Fantinati ha annunciato un’interrogazione al ministro della Salute Beatrice Lorenzin ed al ministro dell’ambiente Gian Luca Galletti.

 

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