Voucher, Donazzan: «Parlamento sottomesso a Cgil e grillismo»

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«Abbiamo un Parlamento sottomesso culturalmente a Cgil e grillismo che non riesce a comprendere in che direzione sta andando il mondo. L’abolizione integrale dei voucher sarebbe un autentico passo falso che spalancherebbe le porte al lavoro in nero». Elena Donazzan, assessore al lavoro della Regione del Veneto, commenta così il testo dell’emendamento che la maggioranza parlamentare alla Camera dei deputati si prepara a votare per eliminare i tre articoli del Jobs Act (decreto legislativo 81 del 2015), di cui chiede l’abrogazione il quesito referendario della Cgil. I tre articoli rientrano nel capitolo VI sul lavoro accessorio: il 48 su “definizione e campo di applicazione”; il 49 su “disciplina del lavoro accessorio” e il 50 su “coordinamento informativo a fini previdenziali”.

«I voucher, pur non essendo lo strumento perfetto – riprende la Donazzan – hanno rappresentato un’occasione di emersione di lavoro non regolare, rivelandosi utili per determinate categorie di lavoratori, come quelli in agricoltura occasionali o per gli studenti che vanno a fare qualche ora in bar o in pizzeria o per gli insegnanti che danno ripetizioni. La Regione del Veneto è stata la prima in Italia a realizzare insieme all’Inps un monitoraggio sul lavoro accessorio, per gli anni 2008-2015, presentato lo scorso maggio a Venezia. Ed è emerso, al di là dei numeri, che i voucher hanno detenuto come caratteristica naturale la flessibilità, una risposta agli imprevisti legati alla gestione dell’impresa in determinate situazioni. È altrettanto vero che negli anni vi è stato un abuso nel loro utilizzo ma temo che se la strada che verrà percorsa sarà quella della loro eliminazione integrale, di sicuro prossimamente non ci troveremo con nuovi contratti stabili ma con un incremento del lavoro sommerso», conclude.

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  • don Franco di Padova

    Gli abusi vanno perseguiti, non gli usi eliminati.
    Invece, come al solito, coloro che utilizzavano correttamente i Voucher per sopperire alle punte di domanda, saranno puniti dalla perdita di flessibilità, mentre i briganti troveranno innumerevoli altre scappatoie.
    D’altra parte, ragionare con il dogmatismo caro alla CGIL, ha sempre portato alla miseria che, se fosse un valore, basterebbe lasciar loro carta bianca per aver la certezza di (misero) risultato.