Sgarbi: «Castelfranco capitale»

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Ieri mattina Vittorio Sgarbi è stato ospite speciale dell’Ipsia Galileo Galilei di Castelfranco al Teatro Accademico, in qualità di relatore, per ribadire quanto l’arte possa far rinascere le nostre città. Come Elia Cavazzan su La Tribuna di oggi a pagina 21, circa duecento persone, accorse per assistere alla presentazione del nuovo libro del critico, “Dall’ombra alla Luce” edito da La Nave di Teseo. «Castelfranco è la mia città», ha spiegato Sgarbi. «Ero ancora ventiquattrenne quando mi fu affidata, lavorando per la sovrintendenza, una cospicua somma di denaro per restaurare una trentina di opere trevigiane provenienti dal mondo pittorico contemporaneo al Giorgione di Castelfranco; questa città significa per me il primo Sgarbi, lo Sgarbi degli inizi».

«Venendo a Castelfranco non ho potuto far a meno di notare che la palazzina della Pro loco ha ancora quei terribili balconi squadrati e colorati a caso. Fanno schifo, se non avete soldi per cambiarli, ve li presto io». Da qui prende le mosse per la sua sfuriata: «Il problema sono i fiumi di denaro pubblico spesi per fare rotonde dove non ha senso o ancora per lampioni obsoleti e orribili, come c’erano un tempo qui a Castelfranco attorno alle mura, ma che ora, mi pare siano stati sostituiti; queste sono le tristezze del nostro paese, che dimentica ogni giorno la sua potente cultura storica».

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  • pachiara

    Va bene che siamo in un periodo storico in cui – come vaticinò oltre mezzo secolo fa la mistica Teresa Neumann – tutte le cose sono capovolte. Diceva infatti la grande mistica che: “L’asino comanderà al leone..” e altro ancora per definire in termini tremendamente esatti i nostri tempi con donne ormai largamente impudiche, con una libertà di costumi terrificante, con politici ingordi, sozzi, etc.etc.
    Tutto sembra appalesarsi, come previsto, per cui ben venga chi si rifà all’arte, alla bellezza, ai valori rivenienti o collegati con l’arte.. Però c’è anche un limite alla megalomania dello Sgarbi che – pur riconoscendogli cultura artistica e canascenza (alla maniera di Dante) – pare voler discettare su tutto e tutti, finendo per ritenersi l’unico salvatore della patria. Stai calmo vittorino… stai calmo…