Analfabeti funzionali, in Italia 1 su 4: ecco l’identikit

Più di un italiano su quattro è privo «delle competenze richieste in varie situazioni della vita quotidiana», sia essa «lavorativa, relativa al tempo libero o legata ai linguaggi delle nuove tecnologie», come spiega Simona Mineo, ricercatore Inapp (ex Isfol), intervistata da Elisa Murgese per L’Espresso. «Chi è analfabeta funzionale non è incapace di leggere – continua Mineo – ma, pur essendo in grado di capire testi molto semplici, non riesce a elaborarne e utilizzarne le informazioni». A tracciarne l’identikit sono le elaborazioni dello studio “I low skilled in Italia”: fanno lavori manuali e routinari, poco più della metà sono uomini, uno su tre ha più di 55 anni e solo il 10% è disoccupato. Tra i soggetti più colpiti, i pensionati e le persone che svolgono un lavoro domestico non retribuito mentre, per quanto riguarda la distribuzione geografica, il sud e il nordovest sono le aree con le percentuali più alte.

La percentuale di low skilled aumenta al crescere dell’età, passando dal 20% della fascia 16-24 anni all’oltre 41% degli over 55. «Questo perché chi è nato prima del 1953 non ha usufruito della scolarità obbligatoria – continua la ricercatrice Mineo – ma anche perché nelle fasce più adulte si soffre maggiormente dell’analfabetismo di ritorno», ovvero alla perdita delle «competenze minime acquisite durante le fasi di formazione e di inserimento nel mondo del lavoro». La causa delle cattive performance degli over 50 individuata dalla ricercatrice è l’assenza di allenamento mentale. «Si dovrebbe garantire un invecchiamento attivo», sostenendo attività di apprendimento in età adulta. «Iniziative che purtroppo, in Italia, continuano ad essere estremamente ridotte». Contraltare degli over 50 sono i Neet (i giovani tra i 16 e i 24 anni che non lavorano né studiano), che hanno una probabilità cinque volte maggiore di avere bassi livelli di competenza.

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