Padova, l’ex sindaco Gottardo: «l’ideale? Zilio con M5S»

Giudizio critico sulla strategia dietro la candidatura Giordani. Durissimo su Bitonci. E sul nuovo ospedale…

«Quando si parla delle elezioni municipali di questa primavera a Padova non si può dimenticare il contesto regionale. Non si può dimenticare che si vota anche a Verona, che il voto ha una valenza politica e amministrativa insieme. E soprattutto che questo sarà l’ultima tornata in cui compariranno le vecchie categorie partitiche otto-novecentesche». La mette così, in una prospettiva extracittadina, Settimo Gottardo, 73 anni il 25 aprile prossimo, già sindaco democristiano nei primi anni ‘80, deputato della Dc, segretario regionale dell’Udc, poi passato a Forza Italia. Crede nel «libero mercato», ma si dice molto critico della deriva «imperialista» che sta caratterizzando a livello internazionale l’economia come la politica. Oggi, pur non essendo presente in nessun partito o associazione, rimane un volto molto conosciuto e ascoltato, vuoi per la sua intensa attività di commentatore politico, vuoi come consigliori attivo su molti fronti.

GIORDANI? STRATEGIA SBAGLIATA
E a proposito di un suo vociferato ruolo iniziale nella candidatura dell’imprenditore Sergio Giordani (sostenuto dal Pd, dall’Ncd e da ex bitonciani moderati), nega con decisione «le indiscrezioni che lo hanno visto parte attiva nel prendere contatto» con lo stesso Giordani («persona che io conosco da tanto tempo e che stimo»). All’ex dirigente della Dc però non va giù il modo con cui il manager è stato catapultato nell’agone elettorale: «Non si può costruire una casetta con la scritta “civico” e metterci dentro uno perché civico lo sia davvero. Il modo con cui il Pd ha architettato questa operazione, cioè quello di cooptare un uomo fuori dal suo recinto per poi sperare di catturare l’elettorato centrista, è sempre fallimentare. Basti pensare agli insuccessi rimediati da sempre in Regione, ultimo dei quali quello patito dalla democratica, anzi criptoforzista, Alessandra Moretti. Lorsignori non hanno capito che stiamo uscendo da un’era politica. Stiamo uscendo dal ventennio del sistema Galan-Zaia, la Lega è e sarà un’altra cosa, ovvero un soggetto che sarà populista ma con una connotazione sovranista che non può essere politicamente affrontata con questi giochetti».

MANOVRA DI POTERE
L’ex Udc noto per non avere peli sulla lingua parla di un disegno che «sa di vecchio» e ne identifica gli ideatori in Barbara Degani (sottosegretaria all’ambiente, ex Fi oggi Ncd). Con lei ci sarebbero Massimo Bettin e Antonio Bressa (rispettivamente coordinatore provinciale e cittadino del Pd) nonché Rocco Bordin, coordinatore patavino dei tosiani di Fare. «Viviamo un momento storico particolare in cui la crisi ha tagliato le unghie a molte lobby economiche. E certa politica che fa? Al posto di rioccupare spazi che le spettano e che le erano stati sottratti in passato fa un atto di genuflessione proprio verso quelle lobby economiche che sono in difficoltà. Questo è l’assurdo di questa manovra che è una manovra di puro potere senza che questa abbia alcun orizzonte, politico sociale o culturale».

LORENZONI? BRAVO, MA…
«Non escludo che per disperazione alla fine potrei anche votare Giordani per mancanza di proposte valide, ma debbo dire che il Pd è uscito male quando ha deciso di non cimentarsi con le primarie di coalizione, solo perché c’erano alte probabilità di venire sconfitto dall’altro candidato del centrosinistra». Ovvero il professore universitario Arturo Lorenzoni, su cui Gottardo dà un giudizio a due facce: «Si tratta di una bella testa, è un accademico di valore, non è un estremista ed è appoggiato da una colazione che piaccia o no ha una idea di città. Ciò che a mio giudizio invece non va bene è che in quella coalizione ci siano troppi soggetti legati in qualche modo alla galassia del vecchio esecutivo di centrosinistra. Per un candidato che parla della necessità di cesure col passato questa è una evidente contraddizione politica. Detto questo Lorenzoni qualche chance, magari anche per il ballottaggio, potrebbe pure averla».

BITONCI POPULISTA
Ben più duro invece è il parere sull’ex sindaco del Carroccio Massimo Bitonci: «Voglio essere chiaro, anche a me stesso: Bitonci ha sbagliato tutto. E parla uno che lo aveva votato. Il leghista aveva vinto le elezioni dicendo di volersi mettere a disposizione dei padovani. Ha finito per arroccarsi e per farsi divorare dalla sindrome dell’uomo solo al comando, dando l’impressione anche di finire per essere vicino a certi interessi. Lui comunque rispecchia l’anima della nuova Lega Nord, quella di Salvini ed è ben distante sul piano ideale dal governatore leghista Luca Zaia Zaia che invece rappresenta una categoria, quella della Lega abbinata agli azzurri, che sta tramontando. E si badi bene – aggiunge Gottardo – chi a destra come a sinistra continua ad ignorare questo cambio di paradigma sarà destinato a essere lasciato per strada dalla storia. Devo dire peraltro che sono comunque molto deluso da una campagna elettorale rispetto alla quale, se non con qualche rarissima eccezione, non si parla di problemi, di programmi. Soprattutto non si parla quasi mai di che cosa sia Padova oggi, di che cosa si pensi debba diventare una città con la zona industriale vuota, con il saldo degli abitanti in calo nonostante gli immigrati e nonostante le migliaia di nuove nascite riferibili a genitori non italiani».

M5S? “CENTRISTA”
Ci vorrebbe un quarto o quinto polo di marca moderata, sostiene Gottardo. Per questo obiettivo dice di essersi attivato «cercando un terreno comune tra il M5S e l’ex presidente della Camera di commercio di Padova Fernando Zilio, che è un amico e che stimo molto». Nonostante questa eventualità sia sfumata, sul piano astratto la bontà della sua idea originale («che senza alleanze col M5S per questioni di numeri non può avere seguito») secondo lui resta. Con il M5S, infatti, si sarebbe potuto sottrarre carburante «al progetto populista di Bitonci, senza che tutto ciò generi una eccessiva frammentazione». Il fatto è che il movimento pentastellato è «una vera incognita, e rimane da capire se dentro quel movimento ci sia la volontà di dare compimento a una sorta di desistenza silenziosa», magari presentando una lista non molto agguerrita. «Il che in qualche modo potrebbe avvantaggiare proprio Bitonci».  Se i grillini abbandoneranno l’idea «di essere il contenitore della protesta tout court, dei banchetti e delle sparate contro le scie chimiche, avranno un suo spazio politico di tutto riguardo».

NUOVO OSPEDALE, NO AL PROJECT
Sullo sfondo, a pesare come un macigno è questione dell’ospedale nuovo. Gottardo anche in questo caso ha un’idea molto personale: «Tutti coloro che si sono lasciati andare alla diatriba su dove va realizzato hanno fatto l’errore imperdonabile di far cadere la discussione su un piano di rendita fondiaria, di risiko urbanistico sulle aree, che ben poco ha a che fare con la salute di chi utilizzerà il nuovo nosocomio. Lo stesso vale per la lobby dei clinici che subito ha pensato in termini di posti letto, di macchinari, di attrezzature da assegnare a tizio o a caio. Ciò che serve invece è una seria analisi strategica, ben misurabile, su quello che saranno le necessità dell’utenza di qui a cinque, dieci, quindici anni. E su questo poi si dovrebbe calibrare qualsiasi progetto. Discutere sull’area poi ha avuto un altro effetto: quello di nascondere la incapacità della Regione, cioè della giunta Zaia, di reperire i fondi per una struttura che a parole il governatore dice di volere ma per la quale poi i soldi non ci sono. Sempre poi che per l’ospedale non si preconizzi l’utilizzo della formula del project financing con la quale, come per la Spv, noi rischiamo di dover pagare l’ennesima salatissima addizionale. La finanza di progetto – conclude l’ex Dc – è uno strumento micidiale che blocca qualsiasi intervento o investimento sull’opera oggetto dello stesso progetto di finanza proprio per l’estremo potere conferito al contraente generale ovvero al concessionario». Parola di vecchio leone democristiano.

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