Veneziano, spaccio e elemosina in crescita fra profughi

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Gli immigrati africani che chiedono l’elemosina a Venezia sono raddoppiati in poche settimane (sono una trentina) mentre a Mestre una quarantina di loro è entrata nel giro dello spaccio di droga. Sono i dati, scrive Carlo Mion su La Nuova Venezia, della polizia del capoluogo che sottolinea come il 95 per cento di loro ha un permesso di soggiorno per motivi umanitari e la maggioranza di loro è in Italia da almeno 3 anni. Secondo la polizia locale di Mestre, lo spaccio in città è invece iniziato 4 anni fa da un alloggio ex Caritas in via del Gaggian poi convertito a centro autogestito di accoglienza. Il centro venne poi sgomberato in seguito all’arresto di alcuni suoi ospiti per spaccio.

Il nocciolo originario di spacciatori si è poi ingrandito con nuovi arrivi di profughi. Sempre secondo la polizia lo spaccio si concentrerebbe soprattutto a Parco Albanese e in via Trento. Nelle ultime 5 settimane 3 degli arresti per droga è avvenuto nei centri di accoglienza gestiti dalle coop e in un caso è stato rinvenuto oltre un chilo di marijuana. Nelle ultime tre settimane sono aumentati anche gli immigrati che chiedono l’elemosina fra le calli di Venezia ma non sono stati segnalati episodi di degrado o delinquenza. «È ovvio che grandi quantità di persone ammassate in grandi centri, senza prospettiva, senza speranza, senza un progetto di vita, in attesa per mesi, anni, possono diventare ricettacolo per comportamenti deviati», dice l’onorevole del M5S, Emanuele Cozzolino, serve l’«accoglienza diffusa dove piccoli gruppi vengono accolti e presi in carico, seguiti, protetti, accompagnati da una “rete accogliente” che controlla, guida, offre opportunità. E questo è l’unico modo per prevenire e contenere efficacemente eventuali comportamenti malsani. A guadagnarci sarebbero tutti i cittadini».

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