Cgil Treviso: «caporalato dell’Est nelle campagne del Prosecco»

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Il caporalato dall’Est Europa si sta diffondendo nelle campagne trevigiane. Come scrive Valentina Calzavara su La Tribuna a pagina 15, l’allarme lo lancia la Cgil di Treviso: «alcuni imprenditori locali fanno ricorso a cooperative fantasma, molto spesso di nazionalità rumena, che forniscono loro manodopera dalla Romania da impiegare nelle nostre campagne, in particolare nel periodo della vendemmia, tra Conegliano e Valdobbiadene», spiega Rosita Battain. «Ci troviamo di fronte a una nuova forma di schiavitù – continua la responsabile agroindustria del sindacato – lo abbiamo denunciato alle autorità competenti e provato noi stessi a controllare, ma è come prendere la sabbia con le mani. Questa modalità di lavoro si basa su gruppi di braccianti numerosi e veloci, difficili da cogliere in flagrante». Sempre più numerose sono infatti le segnalazioni alla Cgil di furgoni con lavoratori portati a fare la vendemmia anche a notte fonda.

«L’agricoltore non paga direttamente i lavoratori ma la cooperativa dell’Est, che fa da intermediario e si arrangia a stabilire prezzi e retribuzioni – prosegue Battain – chi ha messo a punto questo “servizio” conosce bene le regole del nostro Paese e propone una modalità vantaggiosa, frodando l’Inps, l’erario e le aziende che vogliono fare impresa seriamente». Ma i consorzi del settore vitivinicolo escludono l’ombra dell’illegalità: «non riscontriamo questo problema, il lavoro nero attraverso le cooperative non c’è», spiega Innocente Nardi, presidente del Consorzio di tutela del Conegliano-Valdobbiadene Prosecco Docg. Noi usiamo le macchine che fanno il lavoro di cento persone – sottolinea Stefano Zanette, presidente del Consorzio di tutela della Doc Prosecco – chi si avvale della manodopera avventizia ha tutti i mezzi per metterla in regola e poi i controlli ci sono».

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  • don Franco di Padova

    La CGIL è contro i voucher, è contro i contratti flessibili, è contro il caporalato… è contro il prosecco perché le uve, se fossero socialmente sensibili come i compagni della CGIL, dovrebbero marciare dalla vigna al tino, così senza rischio di essere causa di “sfruttamento”.