Sicurezza e migranti, Minniti a Treviso: parole, parole, parole…

Ecco perchè il ministro degli Interni ha fatto solo una passerella. E perchè non bisogna farsi illusioni

Sulla questione profughi e migranti il governo di centrosinistra guidato da Paolo Gentiloni (Pd) vuole fare sul serio. Ma vuole veramente fare sul serio? Se il buongiorno si vede dal mattino, e il buon giorno è lo showdown del ministro agli Interni Marco Minniti andato in scena ieri a Treviso, allora le rassicurazioni del Viminale finiranno per suonare come l’ennesima cover di “Parole”, la memorabile canzone di Mina e Gianni Ferrio. Basta infatti una minima analisi fattuale per capire che l’intera partita su sicurezza e immigrazione è ben lontana non solo dall’essere risolta, ma financo dall’essere chiarita.

1) «Stabilizzazione dello scenario africano e di accordo in vista con la Libia».
Per uno che fino a pochi mesi fa era a capo del Copasir e che per legge è a conoscenza di documenti riservati dell’intelligence, un’affermazione del genere è peregrina. Il continente africano è un coacervo di interessi geopolitici ed economici stratificati su colonialismi vecchi e nuovi. Nel continente nero non esiste una chiave di lettura univoca da Stato a Stato, come si può quindi smerciare agli amministratori veneti (ch’erano solo 56 su 579, e neanche tutti sindaci) una stabilità all’orizzonte quando ogni attore internazionale continua a muoversi per conto suo? Sarà la sola Italia a stabilizzare il quadrante? Minniti (in foto) parla di accordi con la Libia. Ma con quale Libia visto che oggi ce ne sono almeno due se non tre (Serraj in Tripolitania e Haftar in Cirenaica, per non parlare delle tribù nel deserto e dell’Isis)? Perché Minniti non spiega che cosa ha fatto l’Eni in questi anni nella terra che fu sotto la dittatura dura ma, quella sì stabile, di Muammar Gheddafi? Il ministro poi non ha nemmeno fornito chiarimenti sull’annoso tema, denunciato anche da Frontex, dei viaggi che le navi di alcune Ong intraprenderebbero per fare qualche carico di disperati sulle coste del Nordafrica?

2) Sì all’accoglienza diffusa (Sprar), promessa chiusura dei campi profughi (Cpa) di Cona e Bagnoli.
Ma anche no: nelle carte ministeriali svelate da Vvox si parla inequivocabilmente di trasformare il sito di Conetta in un hub stabile o qualcosa di molto simile. E non è un caso che nella sua tappa trevigiana Minniti si sia esplicitamente rifiutato di parlare di episodi concreti. Promette di traferire i 2000 ospiti delle due mega-strutture in ex caserme da 100/120 posti (così almeno secondo le dichiarazionu del sindaco di Cona, Alberto Panfilio), ma senza precisare quali, e sempre che vada in porto qualcosa di concreto sul “fronte libico”. Si parla poi di aumentare la quota pro capite da elargire alla aziende dell’accoglienza dai 35 euro a 50. L’intento astrattamente è condivisibile, ma in realtà rischia di nascondere l’ennesima corsa al business migratorio da parte dei soliti noti. Tant’è che dal decreto sicurezza manca ogni riferimento ad un controllo totale della filiera da parte dello Stato. Che piuttosto che occuparsi in prima persona e con i suoi uomini, delega sempre alle solite coop.
Il sindaco di Bagnoli, Roberto Milan, ha fiutato subito la presa per i fondelli, e ha subito protestato per l’arrivo di nuovi aspiranti profughi. Minniti ha scaricato sul prefetto di Padova, scusandosi. Che figuraccia, nel giro di appena 24 ore.

3) Aumentata la trasparenza.
E’ falso. Oltre al fatto che le amministrazioni centrali vengono tenute fuori dal business vero e proprio, i cosiddetti controlli (per settore piuttosto che per affidamento) non modificheranno granché l’approccio dei funzionari delle prefetture. Nel Veneto ogni volta (o quasi) che qualche associazione o qualche testata giornalistica ha ficcato il naso nelle carte delle coop, è saltato fuori qualche scandalo. Di più: sebbene le prefetture siano obbligate per legge a indicare i singoli rapporti con i vari soggetti incaricati per la gestione dei migranti, nei loro siti web manca quasi sempre la minima pezza d’appoggio. Con una norma a costo zero il governo avrebbe potuto obbligare la pubblicazione da parte degli uffici territoriali del governo di ogni singolo contratto, di ogni singola fattura, di ogni singolo giustificativo di spesa, obbligando a fare lo stesso con i subfornitori prevedendo la decadenza automatica del rapporto in mancanza di questi dati. L’altro aspetto sul quale le maggioranze, a destra come a sinistra, non legiferano è quello sulla pubblicità dei soci delle coop e della loro documentazione fiscale.

4) Decreto sicurezza: con le cosiddette “contravvenzioni creative” il governo dà ai sindaci uno strumento efficace per combattere il degrado e la devianza dei richiedenti asilo che violano le leggi.
Altra sciocchezza. Come già accaduto nel 2008 gol governo di centrodestra (ministro era il leghista Roberto Bobo Maroni) l’attuale esecutivo invita i sindaci a ordinanze “creative” grazie alle quali si potrà ridurre sulla popolazione l’impatto di quei migranti che non stanno alle regole o che non si comportano in modo civile. Il problema è che il decreto identifica fattispecie talmente aleatorie (comportamenti irrispettosi e molesti, turbamento del decoro) che i cosiddetti allontanamenti obbligatori, i Daspo, saranno facilmente impugnabili perché carenti sul piano della legge ordinaria, e perché esposti anche a tutta una serie di arbitri potenzialmente incostituzionali. Le sentenze che hanno fatto piazza pulita in questo senso abbondano. Nonostante questo il governo Gentiloni si affida al copia-incolla di una soluzione già bocciata dai fatti, quella del centrodestra del leghista Maroni. Non è che magari, siccome quei provvedimenti li scrivono i funzionari del Viminale, che sono sempre gli stessi, qualche buontempone ha fatto uno scherzo?

5) Il sindaco di Vicenza, Achille Variati (Pd) chiede norme penalmente rilevanti che permettano ai sindaci di intervenire in modo ancora più incisivo.
Non significa nulla. Variati copia Luigi Brugnaro, il sindaco di centrodestra di Venezia, che chiede di poter arrestare i turisti molesti o gli immigranti che fanno strame del decoro cittadino. Le restrizioni delle libertà personali sono una cosa seria. Quando si vuole introdurre un nuovo reato bisogna essere molto precisi nella identificazione della ratio della norma. Altrimenti si corrono due rischi simili ed opposti al contempo. Il primo è quello di violare la Costituzione o i princìpi generali dell’ordinamento. Il secondo è quello di normare in modo così vago da prevedere sanzioni comunque inapplicabili: tutto molto all’italiana. Variati questo lo sa bene perché poco dopo la sua seconda elezione nel 2008 prima provò una serie di ordinanze “low and order” acchiappa-moderati, salvo poi accorgersi che erano in difetto di legittimità e applicabilità, e  allora invocò nuove leggi penali (anticipando di qualche anno Brugnaro). Poi passò al silenzio, capendo che la strada era poco praticabile. Da questo punto di vista poi sarebbe interessare sapere che cosa ne pensano i magistrati. Piercamillo Davigo, numero uno dell’Anm, da anni bombarda i media sulla necessità di depenalizzare una caterva di reati di poca entità che intasano i tribunali. Ve li immaginate in un tribunale ingolfato come quello di Vicenza i soci di BpVi, colpiti dal rovescio miliardiario della banca, che aspettano ore la loro udienza perché prima ne sono calendarizzate una valagna per il reato di turbamento molesto del decoro cittadino da parte di migranti che non si sa dove siano esattamente e per i quali è complicato pure fare una notifica e tradurre gli atti nella loro lingua?

6) I rimpatri per chi vìola le norme saranno una realtà a breve.
Ridicolo. Nelle questure si saranno messi a ridere. I rimpatri di chi non ha titoli per il soggiorno in Italia sono costosi e difficili. Le forze dell’ordine procedono quando si tratta di casi davvero pericolosi o eclatanti. Ma come si fa con i budget degli agenti a zero, le macchine scassate, le morosità degli affitti di molti commissariati (molti dei quali erano dello Stato ma sono stati venduti in passato per far cassa), perfino i pochi soldi per il carburante, a pensare ad una pratica di questo tipo su vasta scala? La risposta la danno i numeri: pochi, pochissimi, praticamente zero. Minniti, (non) basta la parola.

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