Verona, aspettiamo i comodi dei 4 amici al bar della politica

A due mesi dal voto comunale ben dieci candidati e nessuna certezza. Appesi tutti al terzo mandato di Tosi, che realistico o no contribuisce allo stallo

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In data ancora da definirsi, ma compresa tra il 15 aprile e il 15 giugno, saranno chiamati alle urne gli elettori di oltre mille Comuni italiani, tra cui in Veneto Verona, Padova e Belluno, per eleggere i nuovi sindaci e consigli comunali. Nel capoluogo scaligero ben dieci sono i candidati, cui si andranno ad aggiungere quello del Pd che uscirà dalle primarie del 2 aprile e, con ogni probabilità, il candidato tosiano. Che potrebbe ancora, proprio così, essere l’attuale primo cittadino, Flavio Tosi. Come, fra l’altro, da richiesta al premier Gentiloni da parte dell’Anci Veneto per emanare l’agognata legge sul terzo mandato consecutivo. Che, a dispetto della tempistica ormai giunta in zona cesarini, non sarebbe un’ipotesi tramontata. Anzi, non lo è, nel senso che il suddetto governo non ne ha smentito la possibilità, e dunque nella politica veronese più o meno tutti credono che possa ancora avverarsi.

Il primo a candidarsi, con tanto di programma scritto e dettagliato, è stato l’ex presidente dell’Agec, Michele Croce, con la sua civica “Verona Pulita”: nessuna alleanza coi partiti, come ha più volte dichiarato. Sempre fra le civiche c’è Marco Giorlo, già consigliere del Pd ed ex assessore allo sport con Tosi, che corre con la lista “Tutto cambia”, sebbene al momento non abbia ben chiarito cosa ed in che maniera si debba cambiare. Il Movimento 5 Stelle schiera Alessandro Gennari, che al momento ha caratterizzato il suo programma più sul livello delle circoscrizioni che non a quello di città internazionale. I sondaggi, comunque, lo danno forte di un competitivissimo 16%, sulla scia dell’ascesa del suo movimento.

L’onorevole Alberto Giorgetti è stato indicato direttamente da Silvio Berlusconi per Forza Italia, ma non è dato a sapersi con quali proposte. Sostiene di dialogare con Tosi, evidentemente per alzare la posta, nonostante vi siano sondaggi che relegano il partito azzurro ampiamente sotto il 10%. Al centro troviamo poi Stefano Casali, capogruppo tosiano in Regione, ma contemporaneamente candidato sindaco con la civica “Verona Domani”: non avendo ancora tagliato ufficialmente il cordone ombelicale, non si sa bene in cosa si differenzierà, cosa proporrà. Segue Filippo Grigolini, presidente ex tosiano della seconda circoscrizione, in pista con il “Il Popolo della Famiglia”, che pare aver creato uno strappo nell’area centrista casaliana. La Lega lancia il senatore Paolo Tosato, difendendolo a spadone tratto, ma anche qui senza aver ancora specificato con quali idee per Verona. A destra della Lega, Roberto Bussinello per Casapound e William Dapiran per il MSI-Fiamma Tricolore. Mentre a sinistra scalpita l’antitosiano per eccellenza Michele Bertucco, fuoriuscito dal Pd di cui è stato capogruppo in consiglio fino a pochi mesi fa, ora capofila di un cartello rossoverde battezzato “Piazza Pulita” (appoggiato anche dagli ex grillini che fanno capo a Tancredi Turco).

Ora, a poco più di due mesi dalle urne non c’è ancora accordo fra Lega e Forza Italia per un candidato unico, il mondo civico è un magma che conta ben quattro nomi in campo, il Partito Democratico non ha ancora un nome unitario (e dovrà comunque fare i conti con la sinistra di Bertucco), e sullo sfondo la grande incognita: Tosi sarà il candidato sindaco della sua lista, o no? Nessuno lo dice, ma è un punto di domanda, quello sul terzo mandato, attorno a cui gravita, in stato di sospensione e attesa, l’intero mondo politico veronese. In special modo, com’è ovvio, il centro e centrodestra. Verona è, per cultura e tradizione, una città di centro e di destra: lascia allibiti che chi occupa questo spazio politico non abbia ancora, a così poco tempo dal voto, fatto quello che i cittadini si aspetterebbero: e cioè una proposta precisa, con nomi cognomi e indirizzi, punti programmatici definiti, così da permettere al cittadino medio, che non segue la politica tutti i giorni, di poter ponderare e valutare. Invece no. Invece è ancora un molto provinciale tira-molla. Si aspettano l’elicottero di Silvio e l’arrivo di Salvini a chiudere il pollaio, magari stavolta con un “patto della pearà” all-inclusive, all’insegna del “volemose bèn”. Almeno fino al giorno delle elezioni. L’indomani, è un altro giorno.

Chiaramente, questa frammentazione e la mancanza di prospettive chiare e precise sull’eredità di Flavio Tosi non solo favoriscono il sindaco uscente, concedendogli tempo prezioso, ma aumentano la disaffezione verso politici per i quali sembra che i cittadini siano l’ultimo dei loro pensieri. Quando leggeremo cosa intendono fare i quattro amici al bar della politica veronese per i problemi di Verona, che vanno dal lavoro al traffico, dalle strade e tombini-colabrodo al sociale, dalla cultura ai parcheggi, dall’emergenza immigrazione alla sicurezza e vivibilità dei quartier?

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