Attentato Londra, il racconto degli expat vicentini

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«Mi ero appena recata al St. Thomas Hospital, a pochi metri dal Parlamento, per un colloquio di lavoro. Risalita sulla metropolitana a Westminster, stavo scendendo alla fermata di Victoria station e lì ho sentito la gente attorno a me che ne parlava. Mi sento davvero fortunata. Pochi minuti prima c’ero anch’io sul ponte dove è piombata quell’auto». Così l’infermiera vicentina Elisabetta Coletto racconta i concitati momenti vissuti ieri durante l’attacco terroristico di Londra. Nella capitale inglese scrivono Laura Pilastro e Federico Murzio sul Giornale di Vicenza a pagina 5, erano presenti numerosi concittadini berici.

«Lavoro poco lontano e ho visto una colonna di auto della polizia precipitarsi sul posto, mentre le vetture blindate coi parlamentari a bordo si allontanavano dall’edificio», racconta lo chef Leonardo Duso, 25 anni. Per Giuseppe Caterino, bartender espatriato, «qui si vive con un senso di ineluttabilità, sempre cercando, però, di tenere gli occhi aperti. Io ho saputo dell’attentato da mia madre». «C’è una diffusa tranquillità – dice invece Marta Bortoli laureata all’ University College London -, non ci sono scene di isteria collettiva. Forse siete più preoccupati voi in Italia che noi italiani quassù».

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