«Così Ogboru ha tentato di violentarmi»

«Mi ha sfilato i pantaloni. Sono rimasta nuda dalla cintola in giù. Mi è saltato addosso, cercando di bloccarmi. Poi ha provato per tre volte a violentarmi. Io stringevo le gambe. Le ho strette forte, così non ci riusciva». Questo, scrive Cristina Genesin Mattino a pagina 41, il terribile racconto alle forze dell’ordine della 20enne di Bagnoli vittima del tentato stupro da parte del profugo nigeriano 27enne Jerry Ogboru poi arrestato dalla polizia. L’episodio risale al 9 febbraio intorno alle 19.50 quando la ragazza stava facendo una passeggiata nella frazione di San Siro.

«Camminavo in via Battisti da sola – racconta la giovane -. Si è avvicinato in bicicletta un africano e ha cominciato a parlarmi in inglese. L’ho respinto, cercando di tirar dritto. Lui era insistente. Ho cercato di allontanarlo anche in modo deciso… All’improvviso ha mollato la bicicletta. Mi ha preso in braccio come si prende un bambino in culla… Mi ha portata nel campo. Ha iniziato a schiaffeggiarmi. Io ho reagito, almeno ho cercato di farlo. Ha cercato di violentarmi almeno tre volte». Poi, all’avvicinarsi provvidenziale di un ciclista, il nigeriano ha desistito dandosi alla fuga non prima di sottrarre alla ragazza il suo cellulare. Il copione si ripete pochi giorni dopo, il 17 marzo, quando Ogboru assale una 41enne che faceva jogging lungo via Garibaldi. Dopo una colluttazione violenta che ha procurato alla donna una costola rotta e un trauma cranico, la 41enne mette in fuga lo stupratore che però le riesce a rubare il telefonino. Il nigeriano sarà ora interrogato dal gip chiamata a convalidare il fermo del nigeriano.

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