Sindacati: «no ospedali senza cucine»

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«Si vogliono chiudere le cucine di tutti gli ospedali, eccettuati quelli con un sistema differente come l’Angelo di Mestre, ma comprese le strutture appena rinnovate con i soldi dei contribuenti, come Vittorio Veneto, Adria e Conegliano. La preparazione dei pasti (18mila al giorno tra pranzi e cene, per circa 6 euro al piatto) sarebbe perciò affidata a centri di cottura esterni, organizzati come fabbriche e senza limiti di distanza dalle strutture ospedaliere». Questa scrive Giacomo Costa su La Nuova Venezia a pagina 11, la presa di posizione di Cgil, Cisl e Uil contro il bando regionale per la gestione delle mense negli ospedali accusando la giunta di Luca Zaia di non averne discusso con le parti sociali e di non aver previsto adeguate tutele per i lavoratori della gestione precedente. Nel mirino dei sindacati c’è il piano di centralizzazione della Regione nel settore della sanità previsto con il varo della cosiddetta Azienda Zero.

«Senza cucine interne – continuano le sigle sindacali – l’unico metodo di somministrazione possibile è quello del “cook and chill” (letteralmente: “cucina e raffredda”, ndr) che prevede la “rigenerazione” dei piatti grazie a speciali carrelli che costano anche 40mila euro. Stoccare una settimana di pietanze in una cella frigorifera è impossibile, quindi ogni giorno sulle strade dell’intera Regione viaggerebbero centinaia di camion e furgoncini, da mattina a sera». Ma la preoccupazione di Cgil, Cisl e Uil è anche per la qualità del cibo servito ai degenti: «il gruppo Serenissima è stato recentemente bocciato dal Tar per la qualità del servizio portato avanti a San Donà di Piave e Portogruaro». I sindacati scenderanno in piazza a Venezia il 31 marzo a fianco dei lavoratori della ristorazione collettiva per chiedere l’annullamento del bando.

(ph: ristorazionecollettiva.net)

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