Islam contro vuoto Occidente? Per Parolin antidoto è l’Europa cristiana

Il Segretario di Stato Vaticano sull’anniversario Ue: populismi europei come dittature del 20° secolo (equiparazione ignorata da Bersani sul M5S)

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Parla poco, si fa vedere ancora meno, ha un’intelligenza prudente velata da un sorriso di antica gentilezza veneta. Tutti motivi per leggere con attenzione le opinioni del card. Pietro Parolin, Segretario di Stato di Papa Francesco, come quelle pubblicate da La Stampa del 22 marzo in occasione del 60° anniversario dei Trattati di Roma.

Il card. Parolin ritiene che gli attuali populismi europei siano non la soluzione ma un problema preoccupante in quanto «segno di un malessere profondo (…), aggravato dagli effetti della crisi economica e dalla questione migratoria». Il loro limite, però, sta nell’essere «una risposta parziale a problemi complicati». Per questo «non li si può minimante sottovalutare, anche perché la storia recente dell’Europa ci indica quali effetti devastanti essi possono avere». Da rilevare la voluta equiparazione che il Segretario di Stato vaticano opera tra populismi e regimi dittatoriali del XX secolo, fascismo, nazismo, comunismo, franchismo, peronismo etc. Una equiparazione sorprendentemente ignorata dall’on. Bersani, pronto ad allearsi giulivamente con i populisti di M5S. (vedi il Corriere della Sera, sempre del 22 marzo).

Molto diversa la ricetta tutta laica proposta dal cardinale secondo il quale le inquietudini intercettate dai vari populismi devono essere «uno stimolo ad elaborare risposte autenticamente politiche, che sappiano nello stesso tempo affermare un ideale, indicare una prospettiva di azione e dare risposte concrete». Per Parolin, dunque, è necessario mettere in campo non meno ma «più politica, nel senso più autentico del termine». E, ricollegandosi direttamente ad Aristotele, pur senza citarlo, ricorda come la politica sia «il servizio alla polis portato avanti con abnegazione», vale a dire senza mai perseguire l’interesse proprio, ma solo il bene degli altri. Tuttavia il cardinale non è affatto un ingenuo e denuncia il fatto che oggi «la politica viene ridotta ad un insieme di reazioni spesso urlate» e finisce per essere «la ricerca immediata del consenso elettorale».

Ma la radice profonda della crisi della politica e, di conseguenza, della fragilità delle istituzioni democratiche e della stessa convivenza civile, sta nella «perdita di valori che contraddistingue tutto l’Occidente e che destabilizza soprattutto i giovani». Infatti «dal secondo dopoguerra, l’Europa ha cercato di affrancarsi dal patrimonio culturale e valoriale che l’ha generata, e ciò ha creato un vuoto». Potremmo aggiungere che questo vuoto, questo deserto che avanza inarrestabile nel cuore dell’Occidente, viene ora riempito dalla rinascita fondamentalista islamica. Il saggio e diplomatico Parolin questo non lo dice espressamente, ma il suo richiamo alle radici autenticamente cristiane come «linfa vitale dell’Europa» lascia trasparire la direzione che i cristiani dovrebbero prendere per assicurare al nostro continente una convivenza pacifica e tollerante. Non sarà sufficiente, ma necessario sì.

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  • don Franco di Padova

    “Per Parolin antidoto è l’Europa cristiana”.
    “Molto diversa la ricetta tutta laica proposta dal cardinale secondo il quale le inquietudini intercettate dai vari populismi devono essere «uno stimolo ad elaborare risposte autenticamente politiche, che sappiano nello stesso tempo affermare un ideale, indicare una prospettiva di azione e dare risposte concrete».”.
    Per il sottoscritto il problema è perfettamente sintetizzato dall’antinomia che precede.
    La soluzione sarebbe effettivamente in un’Europa cristiana, ma il problema sono i preti che, privi di Fede, cercano soluzioni “autenticamente politiche” e così concorrono a trascinarci tutti verso l’abisso.