«Pedemontana, basta “segreti di Stato”»

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«La Regione faccia chiarezza sulle condizioni della polizza fidejussioria per la Pedemontana Veneta. Cosa è cambiato dopo il cambio di gestione dell’opera? Adesso Zaia e l’assessore De Berti non si possono più trincerare dietro il silenzio con la scusa della gestione commissariale. Per questo chiedo di vedere tutti i documenti». Ad affermarlo è il consigliere regionale del Partito Democratico Andrea Zanoni in vista della prossima seduta consiliare nella quale si discuterà della variazione di bilancio legata ai lavori per la Superstrada. «Oltre un anno fa, rispondendo a un’interrogazione scritta del Consigliere Simone Scarabel – ricorda Zanoni – la Giunta regionale disse che nell’agosto 2009 il concessionario aveva regolarmente trasmesso alla Regione la fidejussione e che nel 2014 la polizza era stata adeguata a causa dell’aumento del costo dei lavori, comunicando tutto alla Corte dei Conti. Tuttavia era stato specificato che la documentazione originale non poteva essere mostrata, poiché era nelle disponibilità del commissario governativo. Bene, visto che dal primo gennaio è cessata la gestione straordinaria e l’opera è tornata in capo alla Regione, ci dia finalmente tutte le carte sulle fidejussioni e faccia trasparenza».

«Voglio sapere esattamente – aggiunge il consigliere Pd – se le fidejussioni sono state pagate e se nel tempo sono state adeguate ai parametri previsti dalla convenzione. Di censure finora ce ne sono state fin troppe, come se il piano economico-finanziario della Pedemontana fosse coperto da segreto di Stato. Quindi, anche se siamo in fase di revisione del contratto, almeno per il passato voglio vederci chiaro. Ricordo che martedì il Consiglio sarà chiamato a tassare i veneti per risolvere gli errori di Galan nel 2009 e di Zaia nel 2013, nonostante le promesse elettorali di “non mettere le mani nelle tasche” dei cittadini. Tutto questo per soccorrere un privato, la Sis, che si è preso l’impegno di realizzare l’opera, ma che nei fatti ha sborsato poco o nulla. Se fossimo stati in un altro Paese europeo – conclude Zanoni -, il concessionario sarebbe stato mandato a casa di corsa e in malo modo. Invece viene premiato con l’iniezione di altri soldi pubblici».

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